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In Argentina: Posadas

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Benvenuto in Punto a Capo

    La mia Africa.

                  africa

La mia Africa vive in simbiosi con la natura.
"Quando c'è la luna piena nei villaggi africani la gente approfitta del chiarore e cammina nelle strade, coricandosi tardi" mi dice Don Bonifacio, sacerdote congolese che ha vissuto 13 anni in Italia, mentre passeggiamo sotto le stelle nel cortile ben piastrellato dell'Episcopato di Kigoma, dove sono stato ospite per due settimane.
E aggiunge col suo sorriso ironico: "Invece senza corrente elettrica e senza luna si va a dormire presto, e quindi poi nascono tanti bambini....".
I ritmi della natura condizionano ancora i comportamenti.

La mia Africa è fatta di sapori, abitudini, specificità.
In Tanzania tutti coi capelli rasati, si risparmia acqua per lavarli, denaro per il parrucchiere, optional il tempo. Tanto camminare ai lati delle strade. Nei multicolori mercati all'aperto solo prodotti km.0. Angurie dal sapore sciapo, ananas da sballo, banane a profusione e sfamanti, cavoli, mango, pomodori. Pesce mukebuka del lago Tanganika, tagliato di netto a metá e cucinato a meraviglia da Suor Zita, dal sorriso splendente e sicura vincitrice di un eventuale Masterchef tanzaniano. Bitter macinato finissimo, moringo mlonge sandalo come farmaco, chapati di ricordi indiani, miele. Consumano olio di palma, meno costoso di quello di arachidi.
Per tutti l'ugali, il povero e economico cibo della tradizione; una specie di polenta che sfama da sempre. Quando il granoturco è maturo viene portato al mulino, depurato dalle scorie e macinato. Ne esce una polvere bianca che viene messa in acqua bollente. "Maurizio, gira la polenta" mi diceva mamma Flora quando era presa da altre incombenze famigliari. Papà Carletto la mangiava anche il giorno seguente riscaldata con latte e zucchero. Qualche volta l'ho mangiata anch'io così. Se lo facessi adesso la vomiterei all'istante. Zucchero e latte: due alimenti che evito. La polenta è uno dei cibi preferiti da Lorena e Perchè non pranziamo domenica alla Genzianella al San Primo  dove andavamo sempre con nonna Lina il 14 di agosto e ci facciamo una polenta e brasato? Good idea, my dear.
Nessun cane randagio nelle strade e pochi nelle case. Tetti di lamiera su case di mattoni, ricavati dalla terra rossa che mi riporta alla mia amata Posadas. Mescolanza di religioni con uguale proporzione tra cristiani, mussulmani e seguaci delle antiche credenze africane.

La mia Africa si riscatta con l'istruzione.
Sono stato in tre scuole. Abbiamo regalato tanto materiale didattico, un pranzo davvero speciale per 160 studenti a Janda, 50 sedie di plastica, cemento per un pozzo, palloni.....ma ho cercato anche di portare un'aria di spensierata pazzia. Ho palleggiato tra urla di stupore per la mia abilità mai persa. MI sono fatto toccare le braccia per sfatare la leggenda che vede l'uomo bianco soffrire se toccato perchè il tocco crea subito dei segni rossastri sulla pelle. Mi hanno accarezzato la barba, ho ballato, cantato, fatto la faccia da scemo. Chiesto i loro nomi e i risultati di semplici calcoli matematici. Studiate studiate studiate. Momenti di felicità che durano pochi attimi, ma che si consolidano nel ripensarli. Aiutano a vivere.

La mia Africa è fatta di persone accoglienti.
Non ho incontrato gente sgarbata, ma ben predisposta.
Ho parlato italiano con Don Celestino, Don Felice, Don Evaristo. E soprattutto con il Vescovo Giuseppe Mlola, persona carismatica, con il quale abbiamo discusso a lungo sulla realizzazione di prossimi progetti.
Uno l'abbiamo già concretizzato. Siamo intervenuti direttamente come Punto a Capo con 25.000 euro e da domani sette muratori lavoreranno per due mesi e mezzo per ultimare  lo shelter di Kasangezi, dopo il mancato appoggio da parte della CEI.
Sono stato con Baba Askofu ( Padre Vescovo) a Kasulu per visitare l'Ospedale Kabanga. Vengono assistite 3000 persone al mese con rudimentali apparecchi sanitari. Hanno bisogno di un nuovo reparto di diagnostica. Lo facciamo assieme?

La mia Africa ha espresso la sua disperazione e la mia impotenza.
Bukuba, piccolo villaggio frazione di Janda, distante 47 km. da Kigoma.
Don Evaristo, il parroco, ha preparato a suo tempo con Mariangela, che abita a Perticato e da sempre impegnata in opera di volontariato in queste terre, una lista di nomi per la distribuzione di 43 contenitori di plastica e altrettanto di scarpe, magliette e 2 kg. di riso a testa. Ci aspettano. All'inizio tutto bene. Finita la distribuzione avevamo ancora alcune disponibilità e così abbiamo deciso di donarle ai presenti. Si scatena il finimondo. Vengo letteralmente accerchiato. Prendo due sacchi di indumenti e scarpe e mi allontano cercando di farli avvicinare gradualmente. Ma non si può. Bambini di tre, quattro anni, scalzi, sporchi, sbrindellati e smarriti allungano le loro manine per avere qualcosa. E io che dico NO, dovete avvicinarvi in ordine. Situazione ingestibile. Allungo tre magliette e scarpe ad una madre che si trascina a fatica verso di me mentre allatta un bimbo e ha un'altro figlio sulle spalle. Nei suoi occhi vedo una disperazione ansimante paurosa ultimativa brutale totale.
Non è possibile continuare. Sono impotente. Andiamo via in fretta e furia.
La mia notte è stata tormentata. Pensieri persistenti in una insonnia elettrizzata.
La mattina seguente ho addosso un senso di colpevolezza e debolezza. Lacrime silenziose mentre racconto l'accaduto.

La mia Africa è stata senza malaria e TV, ma con internet e perfetta forma fisica.
Zanzariera, autan e due bombolette spray hanno fregato le anofele. Pussa via!
Non mi sono mancati Insinna e Barbara D'Urso. Sì le dirette sport di Sky.
Ho avuto la notizia che dovrò baciare teneramente una bimba. La cullerò. L'amo.
Carla ha festeggiato i suoi splendidi sessanta anni. Vedrò Genesis la prossima settimana. Yousef mi conferma il buon andamento delle lezioni di italiano per stranieri a Cabiate, mio luogo natio citato nel romanzo Fedeltà di Marco Missiroli, mio genero, candidato al Premio Strega, e intervistato da giornali locali.
Non ho avuto nessun, uela, proprio nessun dolore fisico.
Riprenderò le pillole di Zyloric. Ho voglia di un risotto giallo con l'osso buco, di una pizza napoletana e di un gelato fiordilatte e bacio da Anisare a Viareggio..

La mia Africa è l'universalità dello sport.
Campetti improbabili dove mi fanno calciare il primo pallone per iniziare una partita di calcio.
Premio una ragazza per la sua bravura in una partita di pallacanestro.
Alle due di notte ascolto in diretta con Franco da Cabiate, via WhatsApp, il post partita dell'impresa della mia Juve contro l'Atletico Madrid coi mitici tre goal di Ronaldo.

La mia Africa è la convivenza con chi vive di preghiera.
Avendo vissuto due settimane a contatto con sacerdoti cattolici ho apprezzato la dedizione totale al loro magistero. Ho avvertito una Chiesa tradizionalista, rispettosa di valori cristiani dove non si ammette la relatività, alla ricerca di evangelizzazione e finanziamenti per espandersi. Non bisogna concentrarsi e ripiegarsi troppo su se stessi. Le vocazioni sono numerose. I seminaristi bravi ragazzi.
Ho assistito a numerose messe. In una di queste, per ringraziarmi della donazione di cinquanta sacchi di cemento per la ristrutturazione della chiesa, la rappresentante della comunità parrocchiale mi ha regalato proprio sull'altare....indovinate un pò.....un gallo. Accidenti, non ho mai preso in braccio un gallo, anche se aveva le zampe legate. Speravo fosse il mio favorito, finalmente lo faccio secco, no, perchè ha continuato imperterrito a cantare fino ad oggi, giorno della mia partenza verso Dar es Salaam. La città dai tetti blu.

La mia Africa è stato cercare un abbraccio, una stretta di mano, un sorriso per annullare qualsiasi differenza di razza e trovare linee di congiunzione nella affermazione dell'uguaglianza degli esseri umani in una convivenza di pace.

La mia Africa è la mia essenza.
Ho cercato di agire nel nome della solidarietà  e della cooperazione internazionale con le possibilità economiche che mi avete donato. E che vi richiederò più insistentemente, purtroppo per voi.

Ho tentato di capire una cultura diversa e questo mi ha  aiutato anche a capire me stesso.


Maurizio

 

 

     

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LINEE DI CONGIUNZIONE.
Ci sono linee che congiungono due punti estremi superando oceani, catene montuose, barriere, mura.
E i nostri limiti. 
Incontrare l'altro con qualcosa (ALGO in spagnolo, parola di origine araba, che da sempre amo...) unificante.
E il 14 aprile ci uniremo per una serata dove ALGO sarà la voglia di solidarietà, musica, voci, parole.
I sentimenti. Lo scopo. La fedeltà a valori.
Ci ritroveremo in un teatro gioiello e ci immergeremo 
in uno spazio placenta dove dimenticare la quotidianità e proiettarci in Tanzania, Argentina, Gabriele, Altrove, L'Invisibile. E ancora ALGO....
 
Maurizio Cazzaniga
Presidente Associazione Punto a Capo - Cabiate

 

                      

 PS:

per concretizzare i nostri progetti abbiamo bisogno della vostra solidarietà, che non è mai mancata in questi anni.
Sono quindi sempre ben accetti i vostri contributi. Potete fare un bonifico bancario a:
Associazione Punto a Capo
BANCA PROSSIMA
Piazza Ferrari, 10 - Milano
conto corrente n. 05000/1000772498
IBAN IT90O033 5901 6001 0000 0072 498

Per il 5 per mille sulla  dichiarazione dei redditi si deve indicare il nostro numero di codice fiscale:
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ANCORA GRAZIE!!!!!

              

 

 

Punto a Capo -Via Solferino 2 -22060 Cabiate (CO)

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