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DIVINE COMBINAZIONI.

                Cile

                    Cile 1

C'è un qualcosa algo che mai può essere programmato, determinato da fattori come casualità chimica situazione temporalità fuoco fissione Pieve cervello simpatia pioggia...
Quando tutti questi e altri elementi si fondono, si dividono, si mescolano, non necessariamente tutti assieme, e trovano un perfetto equilibrio, si sprigionano nuove energie e materie.

Sono le divine combinazioni.

Da tempo ho deciso un viaggio a San Pedro de Atacama, Cile, uno dei luoghi più desertici del nostro Mondo.  La genesi di Terra Madre. La mancanza di sovrastrutture. Il vuoto. Luogo di meditazione e di stelle. Il vento come scultore e pittore.
Il caldo, la sete. L'essenza.
Luogo inospitale che riconduce alla cruda dimensione umana.

Rulo è il mio compagno  in questo viaggiare. Amicizia, lealtà, profondità di discorsi, condivisione, generosità.

Autobus per tagliare orizzontalmente il nord Argentino con 18 ore di viaggio,  con tre secondi di pit stop a Resistencia. Auto a noleggio a Salta, Chevrolet Celta 1400 bianca e spompata, per altri 650 km.
San Salvador de Jujuy e poi su su su, passando da Purmamarca,  fino ai 4.200 metri del Paso de Jama, zona di frontiera, in un bioma quasi sempre desertico, con un altipiano tagliato da una strada asfaltata che dal 2005 congiunge l'Argentina al Cile.

Mastichiamo foglia di coca, con alcalini al seguito ( bicarbonato di sodio), per combattere il mal di montagna. Come nel 2004. Niente per una decina di minuti. E poi risate a crepapelle con una ridarola alla Henry Sanvador.
https://m.youtube.com/watch?v=54eeQ0XLKb8

Passiamo dalla Grande Salina, qualche foto scontata e via veloci, posseduti dalla frenesia della meta.
Percorriamo gli ultimi 130 km. ormai al buio, incrociando 4 vetture e 10 camion.
Tutto si tinge di nero e blu. Munch, Starry Night.
Giungiamo a San Pedro ormai a sera inoltrata. Cittadina unica. Niente asfalto. Case costruite con sistemi incas pre colombiani, fango misto a paglia. Molti viaggiatori; pochi i turisti, che normalmente vogliono la pappa pronta e organizzata.
Tanti giovani suonano agli angoli delle strade. Sax tenore, percussioni.
Aria di lontananza e alternativa.

Perdo il senso del mio tempo e galleggio nella mia continua e fantastica regressione.
Sento la libertà penetrarmi quando lascio Rulo in stanza e mi impossesso della solitudine appartandomi in una stradina buia dove guardo il cielo con miliardi di stelle.
Cielo Padre cileno, sei bello.

Mattina tra mercatini colorati e poco invadenti.
Pomeriggio, con una guida, nella Valle della Luna. Una caverna da percorrere a carponi tra rivoli di sale, la Grande Duna, le Tre Marie e un deludente tramonto senza rosso.
Promessa mantenuta. Censured.
Per cena voglia di pasta. Cannelloni. Un miscuglio. Ho fame. Formaggio cubetti di carne funghi carote piselli nonsocosaeradiverde.  Mangio tutto. E faccio anche la zappetta. Il risultato lo potete immaginare. Dal film "Alla ricerca (veloce) del wc perduto".
"Il deserto richiede momenti di quiete che non ho avuto" dico a Rulo mentre preparo lo zaino  e lui armeggia col cellulare per il suo dialogare continuo con la famiglia.

Vabbè. Avrò un'altra occasione.
Ma poi...

Rulo guida sulla via del ritorno. Mi assopisco. Occhiali da sole, as always. Cappello di tela. Nel dormiveglia entro in una dimensione rem attiva. Gli occhi si muovono veloci. Ho gli arti paralizzati. Non riesco ad alzare il braccio.
Stordito guardo dal finestrino e ho una esplosione immediata di energia.
Una scarica elettrica.
Esco dall'utero. Sono partorito.
Terra Madre mi ha dato di nuovo alla luce. La luce.

Il big bang.
La divina combinazione.
Il clic del viaggio.
La fotografia che in un secondo sintetizza cinque giorni.
O sei decenni.

La notte precedente ha piovuto e la Grande Salina è coperta da uno strato di acqua.
Nuvole. Sole. Splendore.
Riflessi.
Un incanto.
Mi specchio nell'azzurro di sale e acqua.
Rulo sembra Roberto Baggio o Nelson Mandela.
Respiro.
La grandiosità di quello che sto vedendo è al di là.
Sara, aggiungi un giorno al calcolo dal  30 agosto.
Oggi sono rinato due volte.

E ripercorriamo la discesa dall'altipiano, con 2000 metri di dislivello in pochi km.
Sono sazio di sensazioni.
Rulo mastica e guida. Io riordino emozioni idee pulsioni.
Sono appagato.

Ma ci attende la seconda sorpresa: la Quebrada de Humahuaca, protetta dall'Unesco.
Imponente. Primordiale. Steli come sentinelle. E poi l'esercito. Migliaia di soldati allineati. Un castello di roccia uguale al Fenis.
"Ma Rulo, siamo passati e non ci siamo accorti della sua grandiosità".
I Sette Colori. Curve e cambio di vegetazione. Cactus, roccia verde. Rosso ovunque.
"La divina combinazione ha bisogno di elementi", aggiungo sorridendo " e non ti avvisa. La devi cogliere quando ti appare e custodirla nello scrigno. Eccola di nuovo davanti a noi".

Ora sto guardando anche con i tuoi occhi, caro amico.

Il servizio sul bus del ritorno è pessimo. Con un atto rivoluzionario ottengo un caffè per tutti, ma non la possibilità di ricaricare il telefono. Proibito.
Non ho potuto mangiare molti piatti tipici locali. Arpa paraguaiana e voci andine come soundtrack.

Non ho mai dimenticato i volti di chi mi aspetta.

RItorno a Posadas.
Oggi con Carmen, alla biblioteca della Don Bosco, dovrò  pensare ai pipistrelli nel solaio, al tagliaerba, alla sistemazione dei PC nella sala di informatica. Pablo inizierà a lavorare nella panetteria del Santa Teresita. Doris coi bimbi de El Laurel. Mattia inseguirà l'oro alle prossime olimpiadi insegnando il badminton alla San Miguel. Luciano entra nel nostro gruppo di collaboratori e iniziera' a gudagnarsi il pane come bidello. Emilio, il volontario italiano per due mesi a Posadas, illustrera' il suo progetto didattico per insegnare la filosofia agli studenti.

Tutti gli esseri umani, senza distinzione di razza sesso lingua pelle, sono divina combinazione.

Maurizio

 

Punto a Capo -Via Solferino 2 -22060 Cabiate (CO)

Mail : puntoac@hotmail.it