you are here:

Come aiutarci

5x1000_150x150

Sono stata regalata.
 
"Avevo otto anni e i miei genitori mi hanno regalato. Sí, Maurizio, un giorno che mai dimenticherò mia madre mi ha portato al terminal degli autobus e una coppia ancora giovane mi ha abbracciato, presa per mano e portato nella loro casa in un'altra città, dove sono cresciuta. Dopo 18 anni senza notizie sono stata contattata dal mio padre naturale. Stava morendo. Dopo di me aveva avuto altri due figli. L'ho guardato negli occhi con odio. Non l'ho perdonato".
"Hai fatto bene" le dico convinto.
Mi guarda sconcertata.
"Sei uno dei pochi che mi dice questo" dice sommessamente. "Tutti mi dicono che ho sbagliato. Che avrò sempre il rimorso. Ma io ringrazio la famiglia che mi ha dato istruzione e amore, non chi mi ha regalato".
 
Regalato, regalato. Ripete questa parola in modo ossessivo.
 
Pensavo di aver scandagliato tutti gli aspetti di questa Argentina sofferente.
Ma mi sono sbagliato.
Nei giorni seguenti anch'io ho ripetuto continuamente ... regalo, regalato, regali.
Ne parlo a tutti. E scopro che regali di questo genere sono stati frequentissimi. E non secoli fa, solo decenni.
Regali per morti di giovani mamme. Regali per fattorie dove le bocche da sfamare erano tante e le braccia rosee da bambino, inutili per coltivare la terra. Regali con la speranza di un futuro migliore. Regali perché diversamente abili. Regali di prostitute. Regali per incesti.
Regali umani.
 
La cultura del mio non Altrove mi impedisce di giustificare. Faccio fatica a comprendere, anche se mi spiegano nei dettagli i perché.
Le mamme piangevano nel vedere i loro figli allontanarsi per sempre.
 
La boule arancione dell'acqua calda che intrufolavo nel letto. Il borsellino sempre nel secondo cassetto della cucina e sempre a disposizione.  Il vestito dal Nando e le scarpe dal Carlo. Il latte con il cacao  con i Marie Galbusera, e il magazzino sempre rifornito che mi permetteva di cambiare giornalmente cosa inzuppare. Le negazioni di una educazione sessuale aperta. Il letto sempre rifatto. I pochi baci. La "papina" con gli amaretti Vincenzi e i tanti pinoli ben tostati che mi piaceva rubacchiare. Le mitiche minestre di verdura che odiavo da piccolo e che erano normalmente bissate in età avanzata.
 
Ti ho preso il polso poche ore prima della tua morte, mamma Flora. Era mattina. Ho toccato le tue vene per sentire che vivevi. Sento ancora quel tuo battito. É una sensazione bellissima perché non mi lascia. É in me.
 
Posadas é lucente. Affidabile nella sua incertezza. Amica.
Cammino sulle rive del Paraná. Lago stagnante. Cambio climatico evidente. Umidità.
Poi nuvole. Pioggia. Sempre piú di 20 gradi, mentre a Cabiate nevica.
Strade malmesse. Nuovi edifici che si affacciano al fiume, violentandolo.
Auto nuove, con ormai pochi catorci che vengono metodicamente spinti per ripartire.
Un anno. E ne sono passati tredici dal mio primo approdo.
 
La scuola Don Bosco é pulita. Il progetto proseguirá ancora per questo ultimo anno. Confermati gli ormai storici collaboratori.
Non prendo iniziative nuove.
 
Luciano é un ragazzo del quartiere El Laurel che aiuteremo negli studi. Nel dubbio amletico tra filosofia o educazione fisica ha optato per essere chef, bella mossa!
Rulo, viaggiatore erudito con me in Colombia, l'ho nominato suo tutor. Saró ben rappresentato.
 
Pablo mi chiede sempre di "mis niñas", che sarebbero Lorena e Maddalena. Un amigazo.
José Luis verrà con me la prossima settimana a Rio de Janeiro, sulla via del mio ritorno in Italia.
Horacio si illumina davanti a un ojo de bife.
Bernardo ha dipinto un uovo pasquale gigante usando i suoi forti colori che lo caratterizzano nel suo essere artista.
 
Domani é il tuo compleanno, bimba ormai donna regalata.
Mi hai invitato alla tua festa. Mi presenterai la tua famiglia. La seconda. Della prima non vuoi sapere nulla.
 
Io penso di regalarti un fiore.
E ancora la mia comprensione.
 
Maurizio
 

Punto a Capo -Via Solferino 2 -22060 Cabiate (CO)

Mail : puntoac@hotmail.it