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LINEE DI TANZANIA.

Cielo Padre di Kigoma promette: pioggia notturna, stelle nel suo buio, nuvole veloci, sole cocente in mezzogiorni desertici.
Terra Madre di Kigoma colora: il lago Tanganika di azzurro, la terra di rosso sangue, scintille di verde sugli alberi, multicolori vestiti delle donne, le case di pallido.

Gli uomini di Kigoma vivono: in case semplici, nelle poche automobili 4 per 4, senza nessuna fabbrica e lavoro, con i telefoni cellulari usati a dismisura, nei mercati all'aperto, tuc tuc serpeggianti, odore di latrina alla stazione, bidoni di acqua e fasce di legna trasportati sulle biciclette, camminando ai bordi delle strade, in pace, primarie necessità non soddisfatte da uno Stato assente, speranze nell'incertezza dominante.

 

Assumo il mio nuovo Altrove.
Lo mastico lentamente per assaporare il diverso che da sempre mi affascina.
Ma qui sono io il diverso.
Kasangezi, cittadina di quindicimila abitanti a 40 km. da Kigoma dove attiveremo il progetto di Punto a Capo e finiremo la costruzione iniziata 12 anni fa da alcuni abitanti di Meda e semi abbandonata dall'incuria e dalla mancanza di fondi per terminarla.
Viottolo di campagna.
Sono con il Vescovo e altre tre persone. Si intravedono due ragazzini sui sette anni che si avvicinano. Io prendo il mio cellulare per fare delle fotografie. Loro indietreggiano. Sono terrorizzati. Venite avanti. Si rivolgono loro in Swahili dicendo di non avere paura. Nulla da fare. Bloccati. Ma perchè? chiedo interrogativo. Non sappiamo, strano. Poi aggiungo. " Non è forse che hanno paura di me? Può essere che non abbiano mai visto un uomo bianco e, purtroppo, con barba e capelli bianchi". Vero.
Senza elettricità non hanno TV, internet esiste ma i telefoni cellulari sono di vecchia generazione senza schermo.
La globalizzazione non ha ancora conquistato tutto il mondo.
L'uomo nero, in questo caso bianco, sono davvero io!

La Messa celebrata domenica da Yousef Mlola, l'amico Vescovo che mi ospita, è durata 2 ore e 20 minuti. Tutta in Swahili. Il coro sorprendente. Tamburi e ritmi ancestrali. Grande intensità e armonia vocale, intermezzate da urla che noi definiremmo stridule e che invece sono un inno alla gioia. Fedeli composti e rispettosi. Vengono messe tre volte delle urne per le offerte dove praticamente tutti depositano una busta. Ripeto: tre volte.

Sono stato in un orfanotrofio: 39 bimbi tolti dalla strada e aiutati a integrarsi. Bei risultati con l'istruzione come obbiettivo primario. Hanno preparato per la mia visita alcune canzoni. Io ho fatto cose imprevedibili, tipo indossare delle tele da loro prodotte come fossi una donna, ancheggiando.
Ridere per sfidare e vincere le assenze. Ridere degli stereotipi che ti vogliono triste. Ridere dei potenti. Ridere di quel bianco con la barba e capelli bianchi che ci ha aiutato con quaderni matite pennarelli sedie, ma che sembra un pazzo  da internare immediatamente.

A Kigoma, 125 mila abitanti, ci sono due ristoranti segnalati su Tripadvisor, nessun bar per un caffè. Alcuni distributori di bibite (una Sprite 0,40 euro). I frigoriferi sono inesistenti. La benzina costa 2150 schellini tanzaniani, quasi un euro.

Odio il canto di quel fottuto gallo che rompe le palle non solo al mattino, sparandomi addosso milioni di decibel.
Anche adesso, che sono le 23. Ma i galli dormono o no?

Le parole chiave: asante sana, grazie molte; karibu sana, benvenuto; baba, padre; kaka, fratello; Bwana, Signore; moja, uno; mama, Internazionale.
Ho guidato una jeep, con una decina di ragazzi dietro,  dopo una partita di calcio. Ingrano la prima e scherzosamente dico di pregare poiché sono un cattivo driver. Uela, hanno cominciato a pregare per davvero. E poi, giù una bella cantata con asante Maria.

Sono tranquillo. Penso spessissimo a algo che non posso svelare.
È una felicità ovvia ma perdurante. Direi uno stato di felicità non interrotto. Il non aggiuntivo. Il totale. Un dieci dorrichiano alla Fedeltà verso valori universali.
Tre, numero divino e segno di perfezione.

Abbasso la zanzariera. La mia ossessione per la malaria si placa. Insetticida e autan a manetta durante la giornata.

Ho solo pensieri positivi.
Sono nella placenta nel mio viaggio a ritroso.

Un abbraccio. Un sorriso. Una stretta di mano. Un bacio.
Sì, possono cambiare una esistenza.

Ti guardo negli occhi, uomo di Tanzania, e ti voglio bene.

Maurizio 

 

Punto a Capo -Via Solferino 2 -22060 Cabiate (CO)

Mail : puntoac@hotmail.it