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Addis Abeba, domenica 23 febbraio 2020, ore 21.17

La mia eroina.
La mia attuale fragilità è la mancanza di eroina col profumo di un fiore di campo dai petali bianchi.
Le assenze non sono compensate da nuovi interessanti incontri che ti fanno entrare in una famiglia etiopica coi suoi riti e le sue usanze. Sisay, autista del Centro Don Bosco dove soggiorno, mi ha aperto la sua casa alla periferia di Addis Abeba per il cerimoniale del caffè che si é tradotto in balli oromo, musica tigrina, cibo senza posate ma con il tuttofare injera con cui uncinare lo stufato di carne. La carbonella per tostare il caffé ha funzionato all'interno dell'appartamento, con relativo fumo; sul pavimento lunghe erbe intorno al tavolino per rievocare costumi ancestrali; due caffé bordo tazza dal sapore intenso e perdurante di caffè.
Scambio di regali: maglietta della Vecchia Signora che sempre attiva il mio testosterone e scarpette Nike. Da loro un gilet da cristano ortodosso, appariscente e scivoloso. Jarusem e Mariyami, due splendide bimbe, educate e aperte, e English speaking a 7 e 9 anni. Ma chi sono quegli idioti che sparlano disprezzando per il colore della pelle con pigmento davvero insignificante? Splendida famiglia e oggi indimenticabile giornata. Ma...
Se sei felice e tu lo sai batti le mani. Clap clap.
Addis Abeba é una cittá senza fisionomia, roundabout ovunque, nessun centro, centinai di edifici in costruzione dal color cemento, traffico caotico e indisciplinato, modesto Museo Nazionale. Bellissime chiese ortodosse e Medhane Alem Cathedral, con le sue cupole azzurre che si confondono con Cielo Padre. Pochi segni del recente periodo storico con il regime pseudo-comunista di Menghistu e relativi massacri. Adua, vittoria etiopica contro i colonialisti italiani e rievocativo orribile monumento. Hailè Selassié e il rapporto speciale con la Giamaica e Bob Marley, con relative canne di mariuana al seguito. L'Imperatore Menelik e la sua non imperiale residenza sulla collina Entotto. Filiali di banche a profusione, non essendo ancora giunto sin qui quel menagramo di un Corrado Passera. Siamo a 2300 metri di altezza, poco inquinamento. Mercati all'aperto con la fissazione dei manichini. Movimento, macché oziosità africana, passi svelti, ah si, sono medaglie d'oro olimpiche e dominatori nelle corse podistiche. Addis vorrebbe essere la Capitale dell'Africa con le sue rappresentanze diplomatiche, ma ha perso la sua fisionomia. O forse non l'aveva.
Gli altoparlanti sparano, con piccole tregue, dalle 5 e mezza e poi per tutta la giornata, dalla vicina chiesa ortodossa, le preghiere e i canti dei suoi sacerdoti. Mi tolgono la tranquillità del sonno. Ho pensato ad una doppietta.
Se sei felice e tu lo sai batti i piedi. Pum pum.
E la risata di sottofondo che esce spontanea è il tuo marchio, piccola.
Ho visitato vari centri gestiti dai salesiani.
La loro scuola é frequentata da 2400 alunni, non ho messo uno zero in piú, sí, 2400. Nel complesso ben organizzata. Attività didattiche tradizionali e professionali. Manca una mensa adeguata e il pasto é portato da casa nei variopinti cestini e consumato per terra nel salone dell'oratorio. Waterloo.
Donato, brother di Sondrio, mi appare subito un tipo pieno di umanita' e con la sobrietà dei valtellinesi. Segue i piccoli e l'oratorio. Distribuiamo alcuni giocattolini luminosi. Il gallo chicchirichì, la macchina fotografica stuf stuf, il gufo fuu fuu, la tartaruga un gnè gnè indefinibile. Eccitazione incontenibile. Salone per piccoli lavori artigianali, due sarte, i quadri. Ha la modestia non tipica a molti sacerdoti, alcuni alle volte addirittura irritanti.
Tipo.."Non so se a un turista come te sia permesso entrare al Palazzo dell'Unione Africana". Ed io, in modo seccato:"Io non mi sento un turista per niente. Forse un volontario della cooperazione internazionale o un viaggiatore. Ma turista no, manco per caso". Dall'altra parte il silenzio di un aereo in decollo....hahaha. Il mio spirito libero e ribelle ha colpito ancora.
Voglio continuare a seguire una delle sliding doors di Fedelta' e essere me stesso. Rischio senza calcoli preconcetti.
Foresteria della Don Bosco. Pranzo e cena all'italiana con variazioni etiopiche. Ben cucinate tutte le pietanze. Bacco diventerebbe astemio con il vino cocacolato. Sempre una decina di persone al tavolo. Due collaboratori della Comunità di Sant'Egidio di Roma, una spagnola di Córdoba per l'elaborazione di progetti umanitari, un ottantenne volontario torinese, un anziano e silenzioso sacerdote indiano, il sondriese e economo Don Mario, il Responsabile brother Cesare. Ovviamente si parla di coronavirus e, guarda un pò, di calcio.
Io introduco il discorso della doppietta....ci si abitua, mi dicono. Hanno però fatto proposte di legge in Parlamento per la loro regolamentazione con risultati nulli, solo qualche decibel in meno.
Embé, preferisco il suono delle mie campane cabiatesi, così poco invadenti e pudiche.
Se sei felice e tu lo sai fai un salto........
Laura é di Oggiono ed é responsabile di un Centro per donne tolte dalla strada. Occhi chiari luminosi celesti. É da 10 anni in Etiopia. Mi parla con entusiasmo del suo lavoro. Lascio alcuni gadget e camicette. All'uscita dal suo studio le dico: "Mi spiace non poter fotografare queste donne. Lo capisco e rispetto le vostre regole. Ma come mi sarebbe piaciuto fotografare questa ragazzina che seduta su questo piccolo muretto si pettina, al sole, coi capelli alla Jimmy Hendrix". E Laura di rimando: "Ragazzina, sí, ma già madre a 13 anni".
Se sei felice e tu lo sai dimmi ciao...
Avevo due valigie. Una l'ho svuotata. Ultimo giorno. Ho un paio di pantaloni e delle camicette non ancora distribuite. Sulle scale incontro il portinaio dell'Headquarter Don Bosco. Gliele regalo. Una reazione imprevedibile ed esagerata. Si genuflette, mi bacia le mani e poi si inginocchia e mi stringe le gambe. Thank you, grazzzie, thank you. Mi sento davvero imbarazzato. Aggiungo due asciugamani, col permesso di Lorena, of course...
Sono davvero fortunato di cio' che s​ino ad ora ho vissuto.
Penso positivo. Ho sensazioni improntate all'ottimismo.
Cambio il ritornello.
Se son felice é perché ti potrò cullare, smack smack....

Maurizio
 

Punto a Capo -Via Solferino 2 -22060 Cabiate (CO)

Mail : puntoac@hotmail.it

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