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Terra rossa. LInea di congiunzione.


Una linea rossa di congiunzione attraversa l'oceano e unisce due miei Altrove.
Kigoma e Posadas hanno Madre Terra di identico colore.
Fuoco, sangue, Valentino, diavolo, ciliegie, Ferrari, Autobianchi A112, semaforo, case di Bergen, capelli di Biscardi, bandiera del Socialismo cosparsa di ceneri utopiche, l'abito di Kenzo, uno dei tre della mia amata Italia.
Sono stato a Mulera, 50 Km. da Kigoma, attraversando foreste e valli su strade di polvere rossa. Ho chiuso gli occhi e mi sono trasferito con velocità quantistica a Misiones. La strada tutta a curve verso El Soberbio. La selva verso la croce di Santa Ana.
E la povertà che si intreccia, si confronta. Sempre dannatamente uguale.
Mi sono raccolto in preghiera davanti alla tomba di Claudio, seminarista di 26 anni morto di cancro il passato dicembre e che aveva conosciuto mia nipote Susanna durante la sua missione di volontariato.
Una croce col suo nome in un campo delimitato dalla coltivazione di mais dietro casa. Terra scura, bagnata di sudore, che accoglie in grembo. Resti azzurri di corone floreali.
Genitori contadini. Invito a pranzo. L'ugali e lo stufato di carne cucinato dalla madre con un fuoco all'interno di una stanza disadorna. Non ci sono posate. Un catino e una brocca di plastica per lavarsi le mani. Avocado spellato. Non ci sono inutili sovrastrutture. Avverto mesta compassione. Galline sulla porta. Dignità.
Promessa mantenuta.
Kigoma l'ho percorsa a piedi una mattina di sole. Il mio pedometro é impazzito. 7 km. per giungere ad un porticciolo di pescatori sul lago Tanganika. Barche di legno, mercato del pesce, luminosità. Mugunzu, dicono i bambini quando mi vedono. Io sorrido perché é un simpatico modo di indicare un bianco europeo.
I tuc tuc sfrecciano. Le moto sono aumentate.
All'interno del parco del Top Hill Hotel, dove mi sono dissetato, due scimmie si rincorrono lanciando urla. Corro verso il custode. "I'm scared of them". Uno sdentato sorriso divertito; non sa della mia idiosincrasia verso questi animali che sono nella top five di quelli che odio di più.
Chiesa di periferia. Domenica. Messa in Swahili. Sorpresa sorpresa. Il buon Vescovo mi chiede di rivolgermi ai fedeli presenti. Sento appiccicati addosso 800 occhi.
"Mi rivolgo a voi in italiano perché conosco solo due parole nella vostra lingua. Asante sana. Grazie molte". Risate e applausi. E continuo: " Sono contento di essere tra voi, gente d Tanzania, perchè mi accogliete sempre tra voi in modo semplice e amichevole. È la seconda volta che giungo a Kigoma e spero che il mio soggiorno sia nel segno della pace e della fratellanza. Con Babà Ascofu, che reputo un amico, cercherò di sviluppare un progetto che consiste in un aiuto finanziario per gli studenti del corso di infermieri all'ospedale di Kabanga; costruiremo un pozzo e daremo il via alla Biblioteca nella Scuola di Janda; inizieremo un corso di cucito a Kasangezi". Traduzione. Applausi convinti.
Vado a Kasangezi con Don Evaristo, e oooppp la curva. Prima di partire per i 45 km. dice di iniziare il viaggio con una preghiera. Necessaria. Le caprette non attraversano le strade, come i bambini. Entriamo in un fosso e ci impantaniamo. Soccorsi da otto giovanotti e una potente 4 per 4. Sani e salvi.
Diventa realtà il progetto del corso di cucito a Kasangezi. Suor Salome, che é stata a Cabiate per un mese per una bellissima esperienza che ci ha arricchito tutti, dispone ora di sette macchine da cucire e di un salone spazioso e pulito. Incontro commovente. Ha bisogno di 12 sedie. Parlo con il falegname del posto. Una sedia, fatta a mano in 2 giorni, 10 euro. Scagnatt de Cabià, venite a produrre in Tanzania!
Lo shelter ristrutturato da Punto a Capo con 25 mila euro é abitato da mesi dal parroco, con abituale seguito finche' sara' terminata la ristrutturazione della canonica. Mangiamo la favolosa zuppa di arachidi della perpetua, coniglio, riso, banana. Sono il solo laico,su sette commensali, seduto al tavolo rotondo. I semini dell'anguria si mangiano perchè hanno la proprietà di far rimanere giovani. Le arachidi vengono inghiottite con la pellicina rossastra, anche se mal tostate. Pessimo vino bianco secco del Sud Africa.
Non c'è luce elettrica e l'acqua corrente è arrivata da sei mesi. Salvifica energia solare per alcune ore.
Dormo in una spartana camera: un letto con materasso di gommapiuma, un tavolino. Guardo fuori dalla finestra e vedo solo scuro. Non c'é luna.
Il fastidioso ronzio di una zanzara fa mettere in azione la mia contraerea e spruzzo mezzo flacone di Bio Kill. Distinguo i contorni di alcuni alberi. Mission impossible a notte inoltrata andare alla toilette con tazza alla turca e solo una miracolosa piletta ( tnx Michele) mi fa centrare il buco.
Ore tre, ventisette minuti, cinquantatrè secondi. Strano prolungato stridio. Un uccello? Una scimmia? Un dinosauro?
Il gallo alle sei di mattina canta. Alle 6.30 il suono della campana mi riporta alla sorgente della mia vita. Cabiate. La piazza della Chiesa vecchia, ora trasandata. Mi tranquillizzo. È ancora buio.
Poi iniziano i primi rumori della casa.
Alle 9 vado alla vicina scuola. 1500 bambini. Intervallo. Molti di loro non hanno mai visto un bianco. Quando tolgo l'I.Pad per scattare alcune foto, si abbassano e scappano come se puntassi loro un mitra. Ma poi "ghimmi five" e alcune pilette sempre miracolose stabiliscono empatia.
Diluvia. Le strade sono invase da uno strato di terra come a Posadas.
E il mio cuore rosso pulsa.
Con il ritmo degli anni e per Ciuffettin de Ciuffettinis, dentro.
Maurizio

 

Punto a Capo -Via Solferino 2 -22060 Cabiate (CO)

Mail : puntoac@hotmail.it

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