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Kigoma, 8 marzo 2020


L'imprevisto.


Maggio 2016. Maddalena e Marco si sono donati il futuro. La non scontata e paradisiaca entrata nella Pieve. La Fiat 500 rossa. Fiori. Musica. Tutto perfetto.
Hotel di Fellini, Giulietta e C. a Rimini.
Trangugio un bicchiere di vino per alcoolizzare l'emozione. Salgo sul palchetto preparato per i musicisti e prendo la parola.
" Oggi avete organizzato il vostro matrimonio in tutti i dettagli. Ma vi siete dimenticati di una variante che può scompaginare, cioè di me, che sono imprevedibile".
Proprio nessuno sapeva nulla. Avevo anch'io, di nascosto, preparato tutto nei minimi particolari. Qualche viso spaesato.
Entrarono due tecnici e si proiettò un video con Maddalena da piccina fine al suo incontro con Marco.
C'è qualcosa d'altro ancor più terribilmente imprevedibile: la morte
Piccolo paese a 25 km. da Kigoma. Mattina presto. Telefonata al Vescovo Mlola. Un prete non si è presentato alla messa mattutina e non risponde alle chiamate. Ha 34 anni. La porta della canonica è chiusa, poi scardinata dalla polizia per entrare. Un corpo adagiato sul letto. Occhi fissi al soffitto. Le braccia incrociate sul viso. Morto. Infarto fulminante. L'imprevisto.
Cambiano tutti i programmi. Dovevo rimanere ancora una settimana a Kigoma ed invece andrò a Moshi, distante 1500 km., in zona Kilimangiaro, dove si terranno le esequie di Richard con la presenza del Vescovo Mlola, che è nato da quelle parti.
La messa di suffragio a Kigoma ha seguito riti che condivido. Troppo frettoloso il nostro cerimoniale per un evento così importante, quasi si debba chiudere la seccatura e pace amen.
Tutte le persone presenti sono passate davanti alla bara semi aperta per vederne il volto e dare l'estremo saluto. Tanti confratelli sull'altare. Un'aria mesta. Quasi un lamento i canti di sottofondo. Piove. Lacrime che si confondono con gocce di pioggia.
Sono stati giorni di azione e riflessione.
Azione: ho incontro i trenta ragazzi dell'orfanatrofio Sanganiwa, molti con un passato problematico. Ho giocato con loro una partita di calcio, vinta dalla mia squadra 10 a 5. Io due goal alla Roberto Baggio. Seeee....Abbiamo cenato tutti assieme, dopo un tramonto affrettato. Kenneth, il Responsabile, mi dice che per la cena ha tirato il collo a cinque anatre da loro allevate. Io invece pensavo provenissero da una fabbrica di plastica, talmente la carne era dura e lucida. Abbiamo comprato loro zaini per la scuola, materassi, termos e contenitori di plastica, con il determinante regalo natalizio della famiglia Trombetta. Tnx.
Ho visitato l'Ospedale Kabanga e il corso di infermieri che si svolge in un ampia aula, che fanno parte del progetto di Punto a Capo "Educazione e sanità in Tanzania". Ambiente curato. Studenti partecipativi.
Ho voluto rendere a Mariangela, amica di Perticato che è stata molte volte in Tanzania, il grazie per aver completato la mia incompiuta dello scorso anno a Bukuba. Sono andato con Kenneth e l'autista al lebbrosario che mi aveva segnalato.
Periferia di Kigoma. Prato tracciato da un impercettibile calpestio di auto per il poco transito. Nessun cancello. Silenzio da siesta posadeña.
Noto quattro persone sedute su gradini sgangherati.
Una donna sui cinquanta anni, senza dita da entrambe le mani chiama il Direttore, sui 30 anni, assistente sociale.
Le sue necessità sono: cibo cibo cibo.
Voglio visitare una abitazione. Mi porta dalla donna che avevo incrociato all'entrata. Casetta. Due locali semi bui, senza pavimento. Uno con un tavolo pieno di stoviglie. L'altro con un letto, materasso di pagliericcio, scarpe penzoloni su un filo attaccato alla parete. Nulla più. Chiedo se posso farle una foto. Sì. È contenta. Nasconde le mani. No, le dico, non deve vergognarsi di mostrarle. Anch'io ho un difetto alla mano destra. E le mostro il mio pollice senza falange e la mancanza del muscolo. Sorride. Le stringo il braccio.
Clic clic.
Li lasciamo. Pranziamo. Torniamo nel pomeriggio con 50 kg. di riso, 15 di zucchero, due bidoni di 15 litri di olio da cucina, 100 kg. di farina per l'ugali, biscotti, shampoo, tre scatole di nonsochecacchiofosse, saponette.
Con un pezzo di metallo picchiato su un palo di ferro Fredy chiama tutti a raccolta sotto un porticato.
Quattro ciechi, anziani malati, solo due lebbrosi. Un vecchio con una ispida barba bianca si sposta con due grossolane stampelle di legno. Quando gli offro delle caramelle si butta letteralmente a terra e mi indica di metterle nel grembo rivoltato della sua stracciata camicetta.
Assistiti al minimo dalle Istituzioni, ma con un evidente disinteresse.
Invisibili. Emarginati. Nascosti.
Non hanno mai visite. Sono contenti per quello che abbiamo portato. Sorrisi.
E tutto ciò mi fa riflettere.
Vado in un hotel per turisti per sempre e ordino un caffè. Nero. Non dico bordo tazza perchè c'è solo quello solubile.
Mi apparto. Una sedia affacciata sull'immenso lago Tanganika. Il sole. Brezza. Scintillio. La Repubblica Democratica (?) del Congo nel lontano orizzonte. Onde leggere che si infrangono su sassi bianchi. I camerieri parlano con tono pavarottiano. Mi sposto.
Sono lontano.
Ho il giusto distacco verso il mio tempo, donatomi dall'età.
Tutto attenuato nella mia placenta recessiva.
Il ronzio di fondo di una barca di pescatori.
La mia felice casualità.
La non paura della morte, ma della sua imprevedibilità.
La paura degli anni della vecchiaia prima di una morte prevedibile.
Dio. L'uomo. Cristo Uomo. Siede alla destra del Padre Dio Onnipotente.
Sento la distanza dal corona virus, che mi apparterrà.
Seguo la mia amata patria e mi rattristo.
Ho avuto nemici.
"La vita è solo un breve periodo di tempo in cui sei vivo" scrive Roth nel suo romanzo Pastorale americana.
Mi sono perso in città olandesi e brasiliane.
Ho giocato coi sentimenti ritenendoli marginali. E qualcuno si suicida per quelli.
Il senso del mio presente. Il donare e ricevere.
Cerco di capire per non giudicare, ma gli imbecilli non li sopporto.
42 anni assieme. O sequestro o vero amore.
Ho la gioia addosso. Pervasiva inarrestabile totalizzante.
Serenella alla nonna Franca: " Alla donna che vorrei diventare". Frase che vale una vita.
Mi sono sradicato da dove ho vissuto e poi ho ritrovato le radici per ancorarmi a qualcosa che mai può essere spazzato via. Per questo il '900 e il libro fotografico su Cabiate.
Il corso di italiano per stranieri, sospeso. La Siria e Yousef. L'umanità più vicina all'animalità. L'urlo di Munch. We have a dream: ci andremo assieme.
Ladislao, con cui siamo stati la scorsa domenica alla partita di calcio della sua squadra oratoriana contro vacche e capre, mi porge un bimbo di quattro mesi da tenere in braccio fuori dal suo negozio di libri.
Oop oop, Ladi. Oop oop, Ladi. E tutti attorno: oop Ladi, oop.
E mentre scrivo, ora adesso now, ho nostalgia.
Niente abbracci e un metro di sicurezza per il corona virus.
Il mio pensiero dominante è di potere vedere il noi, ma soprattutto nel noi, lei, di cullarti e fare oop, piccola Margherita.
Non posso più fare a meno della mia eroina.
Sono positivo anche nell'im-prevedibilità. Altrimenti si compia l'im-prevedibile.


Maurizio

 

Punto a Capo -Via Solferino 2 -22060 Cabiate (CO)

Mail : puntoac@hotmail.it

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