you are here:

Come aiutarci

5x1000_150x150

 

Posadas, 2 Dicembre 2011
 


 IL SOLE OGGI HA FRETTA
 
ore 18.13
Salgo sulla terrazza al''ultimo piano dell'edificio dove abito.
Vista mozzafiato sul Paranà dal centro città. I colori dominanti e protettivi si unificano in
azzurro lucente. Brezza leggera. Mi siedo su una sedia di plastica nera. Sono tranquillo.
Ti cerco e mi inondi, sole.
La pelle bruciata dal recente viaggio a Rio de Janeiro e Buzios è lampadina.
Giornata  su spiagge infinite di fine sabbia  dove l'umanità si rappresenta
in due ciabatte come pali di una partita di calcio improvvisata, con tanto di tifose.
Carrettini di milho verde, formaggio fuso in un fornello e infilzato su uno spiedino,
live music nei ristoranti, tatuaggi henne', ombrellone piegato sull' arena per
difenderci dalla pioggia e dal vento, piatto di pesce fritto, Bramha in lattine.
E un amico vero, Jose' Luis, ancora impregnato di ricordi italici e disilluso d'amore.
Poi tre giorni di pioggia incessante che non ci hanno fermato. Azione. E la filosofia
dell'incertezza come costante sudamericana (o anche europea?).
Purtroppo in questo caso anche per la climatologia.
Il bus parte alle tre di mattina per il ritorno.  Mi addormento e mi sembra dream quando nel dormiveglia,
aprendo gli occhi, mi appare la baia di Rio con le luci soffuse dell´alba.
 
Oggi e' stata una giornata intensa. Festa di fine anno in allegria alla Don Bosco con disegni,
giochi, canti, giocolieri. Maestre riconoscenti e volti familiari.
 
Non ti posso guardare, sole.
Mi accechi. Come fu Meursault a Orano in attesa dell'insensato omicidio. Il fumo di una
sigaretta davanti alla bara della madre e io fumatore che non fuma fumo l'ennesima Marlboro.
E per questo saremo condannati.
Sole. Aspetto il tuo posarti all'orizzonte. Ti desidero rosa. Sarà così. Cadrai laggiù come tutti i giorni
dei secoli.
Solo saper aspettare. Nel desiderio di vederti scomparire inglobato dalla notte.
Aspettare nella certezza che si compia il sì.
 
I muratori stanno terminando con lentezza esasperante il campetto di bagminton alla Escuela
San Miguel e hanno terminato la pavimentazione nel Club de Abuelos nel Barrio Manganal.
 
Giorni di viaggio alle spalle. Il Paraguay. Asuncion, con la partecipata presentazione di "Altrove"
e le auto senza targhe in un Paese dove l'anarchia è Stato. Poliziotti corrotti che vedono la targa
argentina e ci fermano con un certissimo verde per chiederti una "coima" (bustarella),
negata con minacciate telefonate all'Ambasciatore italiano e a un senatore paraguayano.
Museo guarany interessante. Un grande vaso dove venivano posti i corpi dei defunti ( dopo avergli spezzata
la colonna vertebrale), con tanto di orticello per un eventuale crampo famelico.
Rio dall'aereo. La natura e la mano dell'uomo che si fondono nell'opera magistrale vicina alla
perfezione. La baia e le case bianche schiacciate dall'altezza. E nelle orecchie Caetano Veloso.
 
Abbiamo ottenuto il benestare dal Vescovo di Posadas per il nuovo progetto biennale "San Miguel" che ho
elaborato la scorsa estate. Ho inviato tutta la documentazione alla Nunziatura di Buenos Aires che poi la
trasmetterà direttamente alla CEI a Roma, spero con risultati positivi.
 
La terrazza si popola. Entrano due ragazzine che hanno avuto la mia stessa idea e spezzano la
mia dorata solitudine.
Hola, que tal?? Bien.
 
Ore 19.23
 
Come vai veloce, mio sole.
Vai vai vai e scompari frettolosamente, non sulla linea del fiume come avevo previsto,
ma sui tetti della città.
Non assaporo la dolcezza del tuo sparire.
 
19.34
 
Buio. Le luci della città si accendono. E in lontananza intravvedo il barrio El Laurel coi suoi lumicini
che rubano l'elettricità e le casette invisibili che non possono sfidare il cielo.
Mi sono riflesso sulle onde dell'oceano e posta la mia mano sulla pancia di una donna
gravida, con marito e due piccoli al seguito, che chiedeva di potermi fare una treccina
sui miei capelli bianchi. Un lavoro che sfama la famiglia intera. Abili mani. 
Non sono totalmente convinto della mia scelta.
Guardo ora penzolare i fili di cotone con i quattro colori che ho scelto:
blu, per me ovvio, verde, rosso e giallo.
Ma non mi fa ricordare il Brasile. E neppure Bob Marley.
 
Era fine settembre. Nella casa in Via Zara a Meda. Secondo piano.
Avevi lo sguardo pieno di languida tenerezza, che ti faceva ancora più bella,
come tutte le donne a pochi giorni dal parto e dal miracolo della vita
Teneramente ho preso la tua pancia tra le mie mani, Lorena. E l'ho baciata.
29 anni fa.
Ti volevo femmina. Sana. Bella, fuori come dentro.
 
Così come sei, figlia mia.
 
Maurizio
 

Punto a Capo -Via Solferino 2 -22060 Cabiate (CO)

Mail : puntoac@hotmail.it