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Come aiutarci

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Posadas, 4 Dicembre 2012.

Adrian

Schizzi d’acqua da un secchio blu. Tu, piccolo Abrian, con i tuoi due anni, giocavi spesso con me negli afosi pomeriggi della tarda primavera sudamericana 2004, nel mio Altrove. Mia genesi cruda e brutale nello scoprire le povertà. La tua incosciente realtà era Jardin de los Ninos, Associazione che ospitava ragazze madri con problemi familiari, come tua mamma Noemi, di diciotto anni; e dove anch’io ho vissuto per tre mesi nella struttura che ospitava i volontari della Cooperazione Internazionale.
Le prime due foto nel mio libro ti ritraggono mentre entriamo nella Chiesa della Madonna di Itatì e poi ti sollevo battezzato per presentarti alla comunità parrocchiale e al mondo.
Poi anni di missing. Qualche scarna notizia. L’attenzione al progetto della Escuela Don Bosco e i mille problemi da risolvere per coordinare anche 13 persone mi hanno fatto dimenticare che ero tuo padrino.
Poi ho iniziato la ricerca tre anni fa. Sbagli di cognome, immotivate negate indicazioni, leggerezza nella lettura del libro del battesimo, infruttuosi approfondimenti al Ministero dell’Interno. Nulla.
La scorsa settimana una novità. Le persone infatti si rincorrono in questa sorta di storia romanzata. Incontro Angel, il responsabile dell’Hogar dove Alcides e Valentina hanno vissuto nel 2005 e mi dice di aver saputo il vero cognome di Abrian. Si chiama Leyes e non Farina come in precedenza ci avevano indicato.
Nora, responsabile dell’Hogar Santa Teresita, si mette subito in contatto con conoscenti del Ministero de Asuntos Sociales e mi da immediatamente un indirizzo, inizialmente confuso.
Partiamo verso il Barrio Nueva Esperanza, ma passiamo una mattinata infruttosa. La Manzana 5 e la Via 372 non esistono. Rinunciamo. Approfondisco. Il quartiere in questione non è a Posadas ma il suo omonimo a Garupà, paesino a 12 km.
Ricominciamo. Strade sterrate. Bidonville. Ma ho la precisa sensazione  che il giochino infantile del fuoco acqua è fuochino fuocherello. Fuoco quando una umile donna all’esterno di una baracca di legno mi chiede in modo intelligente: “ Questa strada che mi chiedete non esiste, ma quale famiglia cercate?”. “Leyes” rispondo. “ La conosco, vivono a tres cuadras de aca”. “ Mi può accompagnare?”. “ Certo”.
Sale in macchina e ci fermiamo davanti a una casa metà legno metà mattoni con un grande spazio davanti; un misto di giardino orto deposito confusione erba alta alberi forno per mattoni cane biciclette tavolo secchi d’acqua una piscina gonfiabile panni stesi una latrina. La temperatura è sui 38 gradi e sun bagnaa cumè un lavarin.
Qui per chiamare una persona davanti a una casa si battono le mani. Clap clap clap. Appare Noemi che percorre a passo lento il sentiero dalla semi casa al cancello. Minuta e cicciotella come allora. 26 anni. Sorpresa sua. Commozione da parte di entrambi. “Quanti figli hai, Noemi??” le chiedo. “ Cinque, tutti maschi”.  Sorridendo: “Ti ho lasciato che avevi solo Abrian e in 7 anni hai fatto 4 figli! Non hai perso tempo!”. “Sì - mi dice tranquilla -quello che sta uscendo dalla porta di casa è mio marito. E’ disoccupato e fa qualche lavoretto ogni tanto”. “ Dove è Abrian?”. Nuova sorpresa. “Adesso si chiama Adrian con D. Hanno sbagliato all’anagrafe quel giorno con te all’ospedale. Ti ricordi, vero?? E’ andato da alcuni amichetti qui vicino, lo faccio chiamare subito”.
Arriva Adrian. Ragazzino di dieci anni. Magrolino. Faccia da buono. Chiaccherino non timido. “ Questo è il tuo padrino italiano di battesimo” gli dice Noemi. Mi stringe la mano e gli accarezzo i capelli corti e fitti. Poi la frase della giornata, o forse storica. Con voce decisa Adrian dice: “Ma Rosanna, la nostra assistente sociale, quando io le ho chiesto dove stava il mio padrino italiano  mi aveva detto che era morto”. Non avevo ferro da toccare ma subito sono passato alle parti nobili che differenziano il maschio dalla femmina. E spontaneamente fragorosamente ripetutamente ho cominciato a ridere fino alle lacrime. “No, sono vivo, querido Adrian. Sono come Lazzaro. Sono risorto dalla mia scemenza per non averti cercato prima”.
“Hai un sogno che vorresti realizzare?”. “Mi piacerebbe avere una bicicletta”. “Andiamo a comprarla!”. Incredulità. Bianca. 130 euro ben spesi. Di quelle moderne con il manubrio che può ruotare. Ci fermiamo anche in un negozio di alimentari per comprare qualcosa da mangiare. E in più tre paia di scarpe. “Non vado mai in auto.Vendo cipolle e peperoni per guadagnare qualcosa per la mia famiglia. Non sono bravo a scuola. Sono tifoso del River. Ho un altro padrino di nascita. Cammino spesso senza scarpe” mi racconta Adrian mentre sul sedile posteriore guarda dal finestrino con l’aria curiosa di chi sta vedendo il mondo da un’altra prospettiva
Torniamo a casa. I fratellini circondano la bicicletta guardandola come un oracolo.  Mi meraviglio quando si accende il fuoco in giardino per cuocere gli spaghetti. Non hanno forno a gas. Due piatti per me, italiano divoratore di pasta. Chiacchiere placide di ricordi. Perse le tracce di tutte le altre ragazze. Assenza totale di contatti con Jardin.  Ricordi della lettera scrittami da Noemi nel giorno della madre  e ben descritta in “Altrove”. La telefonata il 19 di ottobre a Maddalena, suo compleanno, che  mi aveva suggerito di invitarle al ristorante. La gita negata loro con ridicole motivazioni dai miopi responsabili di Jardin alle cascate di Iguazu. Chau. Ciao. Nos vemos. A presto.
Il giorno dopo sono andato allla scuola di Adrian per verificare le problematiche relative alle sue due bocciature in quattro anni di scuola. Cominciano i problemi. E’ stato bocciato perchè non assimila. “Problemi di pancia” mi dice una sua ex maestra. “ Non è ben alimentato”. Domani ritorno per parlare con un insegnante di sostegno che studierà il caso e mi dirà se ci sono possibilità di recupero o è tempo sprecato. Sinceramente ho dei dubbi. Il contesto familiare e sociale che lo circonda di certo non aiutano. Vedremo...

Sono tornato indietro nel tempo. Il filo magico dell’essere vivo. Adrian, vederti perchè sono vivo. Apprezzare ogni giorno le bellezze delle cose semplici essenziali vere sincere. Come il reincontro. Ciò che mi aspetta tra pochi giorni con voi, Lorena e Maddalena, per passare ancora dei momenti che sono definiti in un quotidiano che offre sicurezze di sentimenti.

E altro.
Ho visitato il carcere minorile. Esperienza che mai potrò dimenticare. Mi hanno permesso di fotografare. Ragazzi colpevoli ma rinchiusi in celle putride in un ambiente soffocante di calore e marginalità. Foto di donne nude e calciatori alle pareti. Oscurità. Letti sfatti e corpi dormienti. I questurini cordiali e aperti, ma armati con fucile nelle garritte. Una macchina da scrivere Olivetti, che usavo in Cariplo nel 1973 al mio primo impiego, usata da alcuni impiegati che per il caldo soffocante hanno trasferito il loro ufficio in un cortiletto all’aperto. La rieducazione nella panetteria, cucina, pastificio. Ragazzi mogi, ma stranamente mi sono sembrati belli.
Ho promesso loro un piccolo aiuto per comprare delle sedie di plastica per la sala colloqui.

Brasile. Uno stacco salutare. Con Josè Luis sono stato a Fortaleza la scorsa settimana. Spiagge sterminate. Di tutti i tipi. Ma il Morro Branco unica. Con labirintiche dune, colori forti davanti alla spiaggia e alla forza delle onde. La Lua ( la luna in portoghese, mi piace il nome, lua, lua)  con il pianeta Venere quasi attaccato. Obrigado, Brasil.

Il nostro impegno per il prossimo anno: concordato un piccolo programma con il solo nostro intervento. Tre persone lavoreranno per Punto a Capo fino al novembre 2013. Biblioteca, Hogar Santa Teresita-Club de Abuelos del Manantial e educazione allo sport alla Escuela San Miguel.

Guardo la giornata uggiosa e spruzzata di calore nebbioso fuori dalla finestra. Aria pesante carica di pioggia. Adrian mi ha portato a rivedere i  miei otto anni a Posadas. Sono momenti di riflessione decantazione saudade. Forse lo scopo che mi ero ripromesso all’inizio della mia opera come volontario l’ho raggiunta, sicuramente con l’aiuto di molti di voi che mi state leggendo e che hanno permesso gli aiuti finanziari indispensabili.
Ma non è facile lasciare i miei affetti. Questi due mesi sono stati lunghi vissuti laceranti sorprendenti deludenti vitali energetici tristi solari amicali.  Le assenze si sono fatte sentire.

Mi aiutano i volti di chi amo e che mi appaiono sempre sorridenti. Mi spronano a credere sempre al cuore emozioni solidarietà sogni sentimenti uguaglianza. Si sacrificano silenziosamente per il mio bene che non posso che tentare di ricambiare.

Bella notizia: tramite internet sono venuto a conoscenza che è stata approvata dalla Comunità Europea la mia richiesta per partecipare al Programma Grundtvig LLP. Partenza per un mese a Madrid a metà febbraio per un periodo di jobshadowing. Ma questa volta, Lorena, accompagnami!!!

A presto in Italia.

Maurizio

 

Punto a Capo -Via Solferino 2 -22060 Cabiate (CO)

Mail : puntoac@hotmail.it