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Come aiutarci

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Posadas, 17 Marzo 2015

 

 

Carramba, che sorpresa!

 

 

Questa settimana Padre Cielo si è vestito di azzurro.

 

E l'esplosione di sole è visiva sulla mia pelle well done.

 

Disequilibri inaspettati. No dreams.

 

Sono afferrato da una realtà che non lascia spazi alla fantasia. Scomparsi i miei sogni o incubi ricorrenti. Alcuni pubblici: violenza, esame di maturità, banca, goal subiti e fatti, cadute nel vuoto, potere di controllo su di me. Altri che dichiaro privati: a differenza dell'alibi letterario con cui Marco nel suo ultimo libro "Atti osceni in luogo privato" li svela in un ben congegnato tourbillon, io utilizzo la carta del mistero e non li rivelo. Giocoforza. Lol.

 

A Posadas non sparisce la povertà strutturale. Le baracche rimangono senza acqua corrente e pavimento. Luce rubata con cavi provvisori che elettro folgorano chi ha gambe ad ogni temporale. Buchi per cesso. L'inadeguatezza è evidente e tutto stride con la visiva contraddizione alimentata da uno sviluppo urbanistico scoordinato e aggressivo a solo pochi isolati. Osservo elaboro ragiono e tutto ciò mi sprona a non mollare.

 

L'avidità dei pochi genera la miseria.

 

Regalo solo sprazzi di felicità, o ancor più umilmente solo contentezza.

 

A Lucerito, bimba intelligente di otto anni, dono un cellulare usato e il suo primo pranzo in un ristorante della Costanera con sua madre Sandra che lavora al Ministero delle Politiche Sociali, presente il mio amigazo Pablo, ormai mio accompagnatore ufficiale. Giochiamo poi a "Che cosa apparirà" e "Aguzzate la vista" della Settimana Enigmistica portata dall'Italia con Tex Willer e Diabolik, insostituibili e immortali. Ma devo ammetterlo: ho un debole per il pessimista Kit Carson. Amara commiserazione, mista a pietà giallista, per l'Ispettore Ginko che, dopo 53 anni da sfigato detective criminale di Clerville, dimostra di essere anche un po' pirla.

 

Vedo l'insegnante di informatica che dipinge le pareti della sua aula alla Escuela Don Bosco. L'impegno merita attenzione: compreremo una stampante per facilitare il suo lavoro con gli alunni.

 

Entro nella Biblioteca. Carmen, nostra collaboratrice dal 2006, mi mette al corrente delle novità per il sostegno scolastico. E.

 

Carramba! che sorpresa. Bella fresca mi dice: "Ci sono dei topi al piano superiore che rosicchiano i libri." I famosi topi da biblioteca! Eh no, non sono i famosi ma gli schifosi topacci. Parto in quarta, forse in sesta, preso da una fobia ancestrale non superata. Con le scimmie, i topi sono nella mia top ten della serie "Io odio questi animali". Una signora che assiste alla scena: " Ho a casa del veleno che mi ha dato il Comune." "Andiamo subito a prenderlo. L'accompagno io". "Avrei una figlia qui a scuola e mancano ancora venti minuti" mi dice timidamente.  Lo schizzinoso topicida seriale Cazzaniga entra nell'aula, la figlia di cinque anni è super felice di vedere la madre ma soprattutto che la porto a casa in auto e prima della campanella. Maestra resa da me incapace di intendere e volere. Ritorno a scuola attrezzato per gli omicidi premeditati. Carmen prepara  dei bocconcini avvelenati e li lancia sugli scaffali in alto. Ancora sconcertato faccio chiamare la derattizzazione e già che ci siamo el fumigador affumicatore per gli insetti e porcatroia forse per altri top ten, i pipistrelli.

 

Torno a casa. E.

 

Ri-Carramba! che sorpresa. La corrente elettrica non c'è. Il frigo è quasi sbrinato. Chiamo Horacio che senza aspettare la mia domanda fa dell'ironia: "Non posso darti la corrente elettrica". Mia battuta: " Direi allora di chiedere aiuto a Alessandro Volta, lui se ne intende. È di Como, il prefisso telefonico è 031!" "Ti consiglierei di cucinare quello che pensi possa marcire". "Ok". Ma loro, sì, le puttane gialle sono fuori dal frigo, falliche invitanti mature preservate come sempre e per giunta piene di potassio. Gnam gnam. One two three.

 

È la prima volta che vedo un barcone navigare il Paranà.

 

Le bambine del Santa Teresita sollevano quasi tutte la mano quando chiedo di alzarle a chi mi conosce. Carlita è sempre carina ma ha difficoltà di crescita. Molto disordine in giro perché due dipendenti  se ne sono andati e non c'è possibilità di sostituzione. Bagni nuovi. Cani vecchi, con quel bastardo fottuto che nel regno del siamo tutte donne tenta di morsicare  solo e unicamente gli uomini e io, ricordandomi di esserlo e sentendolo minacciosamente ringhiare, mi guadagno con passi baudiani l'agognata uscita.

 

Incontro la vedova di Giacomo Bruni, dal nome meraviglioso, Italia, e ricordiamo con triste nostalgia la sua polenta e il suo impegno come Presidente della Società Italiana.

 

Renata mi ha scritto utilizzando quella meraviglia di Facebook. Torna a casa per questo fine settimana dopo un periodo di fisioterapia. Mi tranquillizza.

 

Ho cenato in quello che definiscono il miglior ristorante per mangiare la pasta a Posadas, il Doña Chola. Spaghetti al ragú. Sollevo lateralmente il piatto e tracima un'acquetta rossastra brodosa. Il cameriere Gliela tolgo con un cucchiaio No, mi porti una fondina che faccio il travaso manuale senza applicare la teoria dei vasi comunicanti. Avete notato il vezzo letterario missiroliano del senza due punti virgolette nel colloquiale???

 

Quest'anno converso molto con Sara, la madre di Pablo. Professoressa di italiano, lo parla correttamente anche se non è mai venuta in Italia, dove i suoi antenati ebbero i natali in Calabria. Settantenne colta intelligente curiosa. Parliamo del più e del meno con sempre qualcosa davanti da sgranocchiare. Da un mese pensionata. E.

 

Ri-Ri-Carramba! che sorpresa. Ha degli arretrati da prendere dal 2007 da una scuola privata in cui ha lavorato per 13 anni. Mi mostra una tabella. In totale 20 stipendi ancora da ricevere. La Fornero tanto schernita da noi qui sarebbe osannata come la Braveheart dei pensionati. "In Argentina  è così da sempre". E da noi c'è chi fa il lamentoso per 10 giorni di cambiamento nel pagamento della pensione. Debunkers.

 

Pensiero profondamente filosofico. Tutto è relativo, lor signori.

 

Sento dei rumori di chiave nella porta del mio monolocale. È la donna delle pulizie. Quattro chiacchiere. Solita tiritera. Ah, italiano, che bello, io sono del Paraguay, mio nonno era italiano. Di dove? non so. E.

 

Tris Carramba! che sorpresa. Il premio come vincitore della puntata viene assegnato senza alcuna ombra di dubbio, sulle note appropriate della famosa canzone "Tanti auguri" in versione dance, all'emigrante Saverio Ballena, classe 1902, emigrato in Paraguay agli inizi degli anni venti. Sentite  sentite. Si è sposato 5 volte e dalle mogli ufficiali  ha avuto dieci figli, ma fuori dal matrimonio ha avuto 53 figli da 40 donne!! Faceva il trasportatore con un carro trainato dai cavalli e a ogni piccolo paesello paraguaiano, che non metaforicamente toccava nel suo girovagare, lasciava un suo ricordino spermatozoico. Lo lasciò anche alla sua nonna materna, una delle 40, che poi si sposò con un altro brav'uomo dal quale ebbe una figlia. In fin di vita lo stallone Saverio, dagli occhi azzurri e dal naso aquilino, ebbe un barlume  di ravvedimento e chiamò al capezzale un figlio, ufficiale dell'esercito, al quale confessò tutti i particolari della sua vita che si era annotato in un voluminoso sic! diario. Ora è tutto certificato, anche con esami del DNA effettuati anche a Buenos Aires, richiesti dal prode figlio militare che utilizza anche Facebook per tentare di ricongiungere tutti i famigliari. Si pensa che i cuginastri siano più di trecento e si prevedono tempi lunghissimi per ricomporre l'albo genealogico. Saverio è morto ottantenne in una fattoria del Paraguay, assistito dalla sua amata quinta moglie. Al suo capezzale solo due figli. Non ha lasciato nulla in eredità in quanto povero. È sepolto a Yuty, nel Dipartamento di Caazapá, 120 km. a nord di Posadas. Sulla sua lapide avrei messo questo epitaffio : " Qui  giace un vero italiano che ha contribuito alla colonizzazione del Paraguay. Nella sua vita ha conosciuto l'amore, non il preservativo".

 

Que milagros, queridos amigos!

 

Hasta pronto!

 

Maurizio

 

Punto a Capo -Via Solferino 2 -22060 Cabiate (CO)

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