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Posadas, 27 Marzo 2015

Il colore dell'anima.

Vorrei nascere oggi.
Guardare il mondo solo a colori.
Dalle sale del Tate Museum la luce trapassa le pareti. Deflagra il pennello di Turner e si riversa su di me come sole. Da est, riflettendosi sul Paraná.


È mattina. Uniformità luccicante indefinita.
Sotto, Il verde linfatico degli alberi nel Parque Paraguayo, come l'autobus rombante che ora lo attraversa.
Siamo in autunno. E a Posadas non cadono le foglie.

Invece sono nato ieri. Ho passato memoria rimorsi ricordi odori.

La tridimensionalità delle tue spalle bianchissime, querido Marcos, è quella di Davide al Prado, nell'unico quadro del Caravaggio a Madrid. Magre clavicole sporgono dal tuo corpo cerebroleso. Urtano prepotentemente contro la mia normalità. Il rosso vivo del cuore di tua madre ti ricopre difendendo la tua diversità con una tenacia ammirabile da 22 anni.


Ho guardato i tuoi occhi marroni, Abrian, di cui ti sono padrino nel mio Altrove dal lontano 2004. Noemi, tua madre, mi mostra la sua ultima figlia. Dopo cinque maschi. Skateboard, zainetto, termos, oggetti per la scuola.
Poco per quello che rappresento per te.

Lampeggiano a intermittenza le insegne giallognole del ristorante giapponese Hiroshima a Encarnacion. Nome di fungo abbagliante e distruttore. E di estremi mai necessari. La campana in quei silenzi di memoria e ricorrenza che mi emozionano per la loro intensità. Mi sembra di risentire ora i rintocchi dal campanile della Chiesa Vecchia a Cabiate che scandisce i ritmi di una comunità. Feste, orari, morti, messe.
Dodici dan quando un giovedì Flora mi diede alla luce in quella stanza che si affaccia su Piazza Umberto, non così tombale spettrale brutta metallica come ora.

Iniziai il viaggio dall'ieri. Ontem, parola magica.

Mi affaccio sul ciglio della vita e non voglio fuggire.
Ho voluto entrare nel colore della malattia. Il Cristo crocifisso di Velazquez, nella simmetrica bellezza del corpo. Il capo reclinato e una parte del volto nascosta dai capelli. Eri come Gesù, cereo, padre settantenne disteso su un letto con Alzheimer e mani anchilosate. Anche qui protetto dal rosso sangue di figlia.


Si veste di bianconero la mia Vecchia Signora. E l'Argentina mi dona l'Apache. Goal a Dortmund con relativa pelle d'oca, o cambiando di volatile da cortile "piel de gallina", come dicono qui.


Le lenzuola del mio letto sono orribili: giallo scuolabus.
Il rosso della terra di Misiones è purificato incontaminato profondo. Lo determinano aria meridiano pedologia. Tinta fuoco è la tonalità di fondo dominante negli orizzonti di Misiones, come nel "Triunfo de la Muerte"di Brueghel, dipinto che ho ammirato per ore nelle solitarie domeniche mattina madrilene.
La povertà dei quartieri periferici è la falce. Uccide.


Azzurro è il manto della Vergine Maria di Itati, apparsa ai pescatori e che ha sviluppato quel sincretismo tra guarani e europei che dovrebbe essere il futuro dei popoli nella pace.
Gordon Ramsey, vieni però velocemente alla Parrilla Ely, vicino alla cattedrale e ai mercanti del tempio, per una puntata del tuo Devil's Kitchen, altrimenti morti rapide. Surubì alla pizza. Colore indefinito, come il sapore. Asado pietrificato. Insalata russa con maionese pericolosamente stagionata.
Disegni Mbya astratti al Museo Yapari, con punti neri che compongono geometrie, primigenia del pointinisme.
I valori non negoziabili della solidarietà e del volontariato vengono da lontano.
Le donne di Gauguin hanno la pelle scura e il cavallo è bianco.

Oggi.
Anaformismo.
Percepisco una inaspettata ventata di spiritualità e di assoluto benessere mentre guido lento sulla strade del ritorno da Candelaria, dopo una giornata con Pablo e Sara, che mi fa partecipe della sua odierna rinascita. Abbiamo beatificato Blanca con le gambe sotto il tavolo e un asado sopra.
Parliamo del colore dell'anima.
Per Sara è color lavanda o arancio.Trasparente per suo figlio Pablo.
I giorni seguenti chiedo. E.
Bianca per Sandy, Marcelo, Silvana, Florencia. Brillante per Nora e Sandra. Verde o azzurra per Myriam. Viola chiaro per Carmen. Senza odore colore sapore per Rulo. Azzurro chiaro per Diego, come quello della Maria Ausiliadora.
Il colore dei miei occhi perché riflettono quello che io sono, Stella Maris. L'anima non è quieta, è trascendente per Bernardo, quindi colori forti, rosso o arancio, che usa spesso per i suoi dipinti.
Per Orazio è bianca o nera, dipende dalla persona. Non ha un colore uguale per tutti, varia dalla spiritualità di ognuno per Josè Luis.
Nessun colore perché non credo che esista, per l'accoppiata radiofonica Riquelme - Cafè Azar. 21 grammi? Ma l'anima ha un peso?
Per me l'anima ha il colore della tua pelle in quella mattina di ottobre in cui ti vidi per la prima volta e iniziasti a volare, Maddalena, figlia mia. Un bianco roseo, pieno di percezioni visive e radiazioni benefiche mai più provate nella loro intensità.
Il colore dell'amore di un padre.

Mi immergo nella selva e scopro con Pablo la cascata Krisciuk. H2O predominante. Un paradiso terrestre dove un angelo con gli occhi celesti e capelli biondi ci ha sfamato con del cibo sublime e semplice.
Farfalle screziate si posano sulle mie braccia. Estasi non chimica.

La casa blu di Angel. Polvere rossastra per il calore nelle strade sterrate che si perdono negli infiniti. Un traliccio bianco e rosso in mezzo al fiume. Amo il blu di Persia. Le bandiere rosse del Gauchito Gil ai bordi delle strade. Il lucente verde delle piantagioni di tè. La pianta fiorita di giallo nel barrio Aguacate. L'arcobaleno dei fili di cotone sferruzzati dalla bambine nell'Hogar Santa Teresita, con la musica di sottofondo One Direction. Il profumo dei fiori multicolori. I grembiulini chomba candidi delle alunne della Don Bosco. Le stelle e l'universo al rovescio, sempre splendenti.
Il cielo protettore di Bowles, azzurro, come la purezza dell'Estero del Iberà verso Corrientes.

Il domani. Mañana.
Se sarò distopico e vedrò solo nero, assassinatemi.

Hasta luego.
Maurizio

 

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