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Come aiutarci

Giro del Mondo
Chiudo il cerchio
Foz de Iguazu, Brasile.
 
4 Aprile 2016
 
 
Il mappamondo, regalo di Gesù Bambino verso fine anni cinquanta, iniziava a girare con un colpo della mia mano. Dove lo fermavo con un dito cercavo di indovinare il nome del continente, Stato, città. Tracciavo immaginarie linee di viaggi, imitando Marco Polo e Cristoforo Colombo. Andavo alla "fin del mundo" di Ushuaia e cercavo Tucson dove il mitico Tex Willer galoppava con il pessimista Carson. Clerville non l'ho mai trovata. Raccontavo a Gengis Khan i miei viaggi e le Città Invisibili di Calvino le costruivo con il pongo e il Lego. L'Alaska era bianca, la Cina gialla e l'Irlanda verde. La Siria già rossa di sangue innocente.
 
Sognavo di fare il giro del mondo. Tra poco chiudo il cerchio del mio sogno da piccolo, con le ultime 14 ore di volo.
 
Lassù. Nella bellezza incantevole e sorprendente del volare. Nuvole perforate, perdersi nell'arancio e nel dubbio se albe o tramonti. Cielo Padre. Distese oscure di oceani, Ande innevate, sterminate bianche case di Baires, l'incubo delle hostess che ti riprendono per gli scomodi sedili reclinati e la cintura non allacciata. Il volo cieco nella nebbia di Hong Kong, lo scuro del Reef nel blu di Cairns, il carosello di fiumi canali spiagge baie ponti a Sydney, il già visto di Heathrow, Il marrone di polvere vento povertà di New Delhi, la lucentezza di Brisbane, la percezione di galleggiare, la linea infinita dei palazzi di São Paolo, il lago di Como e Lugano quasi a toccarsi, il pulviscolo di acqua sparato in alto dalle cascate dI Iguazu, l'accurata linea delle ciglia (e non solo) delle hostess della Cathay Pacific, la lode alla simpatia degli italiani al check in di Sydney. 14 decolli,  49 ore di volo, record di 8 ore di attesa all`aeroporto di Brisbane. Le stelle mi sono vicine. Mi baciano. Mi illuminano di luce e immenso. Del mare. 
Avere le ali e stare lassù, dove la scorsa settimana guardavo con tristezza la scelleratezza umana.
 
"Le strade di Posadas mi sembrano ben asfaltate" mi dice Antonio, il volontario italiano che resterà fino a novembre a Posadas, dopo un giorno dal sul arrivo.
Lo guardo come fosse un marziano che atterrato sul Vigeland Park di Oslo dice Ma come è strana questa terra abitata da esseri umani deformi e ammassati.
Difficile inserimento in una società ambiente relazioni che necessitano di più tempo per essere valutate.
Ma ho pensato al mio primo atterraggio a Posadas, le mie difficoltà nel lontano 2004, e con comprensione e fatica ho cercato di capirlo, anche se ha commesso errori evitabili. 
Spronato da questi rimandi ho voluto incontrare Emilio Marchi, Presidente di Jardin de los Niños, prima Associazione dove allora ho vissuto tre mesi. 
Uguale. Canuto. Voce bassa da prelato. Modesto. Grandi valori. Malanni fisici per i postumi delle sevizie dei militari di Videla. 300 bambini nati nei suo Hogar da ragazze madri. Il progetto Chacra. La fabbrica di mobili e il Club de Los Abuelos. 
 
Ti rispetto, Emilio.
 
Il bimbo di cui sono padrino, Abrian, battezzato nel 2004 nella Chiesa dei Gesuiti e di Monsignor Piña, lo incontro nella sua baracca a Garupá, piccolo paesino a 15 km. da Posadas, dove il padre sta cucinando con un improvvisato fuoco nel cortiletto. Ha 14 anni. Mi vede, si rimpiccolisce di imbarazzo e mi chiede Sei arrivato di domenica? Sai, ho visto un aereo quel giorno nel cielo. E poi. Pensavo fossi in quella grande città con la torre di ferro dove ci sono stati gli attentati. Ero preoccupato che tu fossi lì. E poi mi dice Puoi aiutarmi per l'aria nella scuola? 100 pesos pro quota da ogni alunno per l'aria condizionata. Quaderni, penne, matite colorate, le famose ojas, astuccio, due paia di scarpe, riso, pane, spaghetti...
Noemí, la madre, è incinta del settimo figlio. 
Mio piccolo Abrian, pieno di tenerezza e ingenuita`. TI voglio bene. Continua a pensarmi.
 
Il progetto di Punto a Capo naviga in mani affidabili.
Doris e Martha nel quartiere El Laurel a contatto con i disabili e gli analfabeti. Carmen, la bibliotecaria della Escuela Don Bosco. Marcelo nel corso di informatica. Pablo nelle cucine dell'Hogar Santa Teresita. Josè luis e Matias nell'educazione allo sport, calcio e badminton. Orazio, amministratore e coordinatore. Antonio, il volontario italiano, che può sviluppare la sua creatività in tutte queste attività e pronto a insegnare come produrre un buon gelato italiano.
L'inflazione al 35% sta falcidiando il reddito e i consumi in Argentina diminuiscono vistosamente. La povertà strutturale non diminuisce. 
Piccola festicciola all'Hogar Santa Teresita. PIzza e gelato, per loro sapori eccezionali nella loro alimentazione quotidiana. Simpatia. Canti. Sono seduto nello stesso tavolo della ragazzina che piangeva in Cielo Padre. Imparo i nomi di tutte, nel mio Alzheimer incipiente. Emilia, Samantha, Clarissa, Angeli e ...infatti me ne sono già dimenticati due. 
Nora, la direttrice mi dice Maurizio, se tu la tratti come le altre, non le presti una speciale attenzione , le parli normalmente, non la vedi come strumento sessuale, ti mostri padre, già le stai facendo qualcosa che un uomo mai le ha fatto. Le stai insegnando che ci si può relazionare senza strumentalizzazioni.
Ride. Ha gli occhi chiari, di chi ha visto. I capelli  biondi. È contenta quando si rivolge a me e dice Mi piace il gelato a la vainilla y la pizza jamon y queso. Le sorrido dicendole A me e Maddalena, mi hija, fiordilatte e bacio, da sempre. Si muove a scatti. Pelle bianca. 
Ed era seduta su un tronco, piangendo.
Il dengue non mi ha colpito. Ho portato camicie con maniche lunghe durante un mese per essere maggiormente coperto a dispetto delle zanzare infette. Anche con 40 gradi. Mai una t shirt. Ho utilizzato un tubetto di crema e uno spray intero. Gli abiti puzzano di antisettico, ma non mi hanno beccato. TIè!
Ultimo asado con gli amici salesiani, brava gente. Venti commensali a casa di Luis, il Direttore della Don Bosco. Ho paura a pesarmi. 
Besame mucho al restaurante Papillon in Paraguay. Musica sudamericana soft. Como si fuera la ultima vez. Il cuciniere mi taglia una sublime sottile saporita striscia di carne ben cotta direttamente da uno spiedino. Y perderte despues.
La sedia a rotelle degli amici della Franciacorta l'abbiamo data in prestito a una signora con un tumore al cervello. Gliela consegno in una decente casa di periferia. È simpatica, un sorriso aperto. Parla con ironia. È intelligente. Quando si alza dalla sedia, aiutata dalla figlia, capisco il suo dramma. Barcolla. Non riesce e fare due passi da sola. Si siede sulla sedia a rotelle e sospira. Grazie Ermanno.
 
Il sogno del mappamondo l'ho realizzato. Ne avrei un altro. Impossibile per me.
Quello di vedere Terra Madre fuori dall'atmosfera terrestre. 
Poco il tempo ragionevole che mi rimane. Troppo poco.
Ma lascio a te, futuro nipotino che navighi nei nostri pensieri Aspettando Maggio, il mio testamento sul futuro.
Sogna di essere su una astronave che punta verso lo spazio, avvicinandosi a una base che circumnaviga la Luna. 
Guarderai Terra Madre come un piccolo punto azzurro, sempre da lassù.
Quel giorno pensa a me che avevo questo sogno irrealizzabile, caro Alessandro (posso chiamarti così?) o Decidetevoisefemmina. Sogno che ti avevo lasciato in un virtuale messaggio che travalica i confini temporali. Bottiglia lanciata nell'aria dall'Isola del Tempo.
L'isola del certo destino corporale dove io ora, come un naufrago nell'incertezza rischiarata a sprazzi da una fede sfuggente, penso alla tua vita e ai tuoi sogni.
Che spero siano simili ai miei. 
 
Sii libero, ribelle, utopico, solidale e generoso. 
Devi leggere, scrivere.
Credere nei valori del giusto e amare come io ho cercato di fare. 
 
RItorno a Cabiate, la mia terra.
 
See you.
 
Maurizio
 
Cielo Padre
 
Lassú.
 
Ti guardo spesso.
 
Esplosivo di colori.
 
Predominato di azzurro.
 
Ovunque lì, sicuro.
 
Oggi splendi sul mio Altrove.
 
E mi hai avvolto di quella incertezza che non mi indica una via possibile.
 
Mentre ora schiaccio i tasti del mio IPad.
 
Momento di debolezza.
 
Dopo una notte di sogni ricorrenti in cui tutta la mia parte conflittiva ha trovato sfogo.
 
E mi rimane appiccicata in questa mattina di assenza.
 
E dopo te altri mondi, Cielo Padre.
 
A volte riversi su di me le tue lacrime.
 
Gocce di dolore.
 
Vedendo quello che noi esseri umani facciamo.
 
Guerre, Bruxelles, miseria, abbandoni, ferite, malattie.
 
Sei a volte protettore e ti illumini di stelle. Del mare.
 
Ieri pomeriggio. Hogar Santa Teresita.
 
Una ragazzina  piange seduta su un tronco.
 
Ha rubato alle sue compagne di stanza.
 
Isolata.
 
Piange l'abbandono del padre,  appena nata.
 
Piange la madre prostituta.
 
Piange una relazione con un trentenne nei suoi tredici anni.
 
Piange la sua fuga e scomparsa per un mese.
 
Piange la sorella lontana.
 
Piange le impossibilità.
 
La vedo piangere, sola, in un angolo.
 
Gli occhi cerchiati di rosso. 
 
Azzurri e chiari come te, Cielo Padre, in una giornata
 
ventosa del mio aprile.
 
Piange vestita di giallo e di fragilità. 
 
Coi suoi capelli biondi raccolti da un cerchietto rosso.
 
Spersa. 
 
Mi sento impotente, Cielo Padre.
 
 
 
Maurizio.
 
Aspettando maggio
 Aspettando maggio.
Ho perso di nuovo la relazione spazio-tempo sul B747 da 371 posti, 72.7 metri di lunghezza, 920 km. orari di crociera, che da Sydney mi ha portato a Santiago del Cile. Poi, dopo sei ore in aeroporto e altre due di volo, sono atterrato a Buenos Aires. Dead. Ho sorvolato, per via dei 12 fusi orari, tutto il Pacifico dell'emisfero australe in un'ora. Il tempo è invisibile, ma determinante. Scolpito nelle bellissime rughe che gli, soprattutto le, idioti vogliono cancellare trasformandosi con l'antinatura in mostri.
A Baires, dopo un tentativo di riposo, subito nei miei luoghi amati. Il kilometrico mercatino di Piazza Dorrego. Puerto Madero, i suoi ristoranti e le sue gru corrose dal salmastro. Il tango nell'aria e ballato in Calle Florida. Il rosa del sangue di maiale della  Casa Rosada. Un comico di strada ironizza sui Tanos, soprannome simpatico degli italiani: uno spasso. La Chacra, ristorante tradizionale di asado, inaspettatamente "cerrado". Las medialunas, piccoli croissant libidinosi. Carne patagonica: capretto e agnello. Domenica mattina: io con le mani in tasca fischiettando, tra le vie del centro, a una ora per me proibitiva, sei e mezza, con il jet lag incorporato. Mi Buenos Aires querido, cuando yo ( giò portegno) te vuelva a ver" si struggeva Gardel. Chissà.
 
Aspettando maggio.
Un arcobaleno illumina la sponda paraguaiana, mentre da poco arrivato a Posadas guardo il Paranà dalla finestra. E mi sembra un bentornato.
È pomeriggio. Cielo increspato da nuvole veloci. Mi sembra tutto immobile. Calmo. Silenzioso. Dopo giorni di up and down, 12 letti, 11 aerei, nonsocontarequantiristobar, 6 idiomi, un tentativo di avvelenamento con salsine equivoche, la rottura della catena della bicicletta a Mainly, lo snorkering al Reef.
Posadas sonnecchia. Io invece sono fuso dai fusi. Tento di dormire. Ma alla mattina invece di un caffellatte mi viene voglia di cazoeula con verze ben cotte e pappina con tanti pinoli. La valigia strabocca e Sara, madre del amigazo Pablo, Subito Santa, attiva la lavatrice immediatamente e tutto è stirato in un giorno. Il kit di sopravvivenza me lo sono velocemente procurato: un forno microonde. E la credit card.
 
Mi fermo. Respiro. Ascolto il mio respiro. Cogito. Nel mio Altrove. E aspetto maggio.
 
E il pensiero è in azione. Devo affinare e dare impulso al progetto di cooperazione internazionale che abbiamo in corso. La biblioteca e il corso di informatica, il badminton e la scuola di calcio  alla Don Bosco. Lo screening dei diversamente abili nel quartiere El Laurel e l'alfabetizzazione per adulti. l'Hogar Santa Teresita e le trenta bambine con problemi famigliari. Soprattutto l'arrivo di Antonio, il volontario italiano che devo inserire nel progetto e si fermerà a Posadas 8 mesi e mezzo.
 
Aspettando maggio.
Vedo Horacio, il nostro amministratore e nostro fidato braccio destro, sempre disponibile. Vado quindi alla Escuela Don Bosco. Sono i primi giorni del nuovo anno scolastico. I maestri l'hanno recentemente ripulita, lavorando col cuore volontario. Noto subito l'assenza di Adriana, a casa per malattia. Rocio, maestrina sempre sorridente bella simpatica e sempre zitella, perdon, single. Luis, il Direttore, persona squisita, soprattutto quando mi invita a casa sua per un asado. Victor e il progetto gelato che può diventare qualcosa di veramente sorprendente. Diego e la sua calma olimpica. Matias, il campetto di calcio  e il badminton, portato sconosciuto da Monica e Punto a Capo alla Escuela San Miguel, con un campioncino arrivato settimo in un torneo nazionale. Un piccolo cosmo lontano dal centro, immerso nel Quartiere El Laurel, che fa fatica a uscire da una povertà strutturale, dimenticato dai politici, che arrivano solo per le elezioni con le consuete promesse. Sono qualunquista?
Baracche di legno, strade non asfaltate e polverose. Un buon tentativo di nuove case popolari. Sono tornati i cani nelle strade dopo la leishmaniosi. Negozi di frutta che aprono e chiudono in una settimana. Nessun centro di aggregazione. L'inflazione al 35% che limita i consumi. Dopo anni di espansione della economia avverto un freno. Visibile nel supermercato California e al distributore di benzina: nessuna coda.
Entro in un'aula. Chiedo Quale è la capitale della Francia? Silenzio tombale. Chiedo Chi è l'attuale giocatore argentino della Juventus? Un boato: Dybala, Dybala. "Maurizio chi è per te il miglior giocatore italiano di sempre?". Urca. Domanda da one million dollars. Roberto Baggio o Alessandro Del Piero. I miei miti. E ricordi. Parigi, 1994. Stanza di hotel. Piccolo televisore catodico. Gol da biliardo di Roby al Mondiale USA. Torino, 2012. Juventus Stadium. L'addio di Pinturicchio.
 
Aspettando maggio.
Incontro i collaboratori di Punto a Capo. Marta e Doris hanno lavorato nel quartiere El Laurel in settori difficili, diversamente abili e analfabeti. Ci conosciamo da 10 anni e la loro passione sociale è sempre la stessa. Marcelo, ex seminarista, deve meglio inserirsi nel gruppo. Tutti amano la loro gente. Carmen, la bibliotecaria mi racconta con dovizia di particolari il suo operato e che Gabriele sempre la osserva. "Ogni tanto la mattina gli parlo per pianificare con lui il lavoro della giornata". Splendida idea quella di mettere un ritratto di Gabriele in biblioteca, luogo ideale del suo sapere. Carmen ha avuto il dengue.  Confesso che ho terrore di questa malattia, che è ormai epidemia e viene trasmessa dalla zanzara Aedes Aegypti. Porta forte febbre, debilitazione. La definiscono anche spaccaossa. Si deve stare a letto per 10 giorni e in casi estremi può portare alla morte. Ogni persona a cui chiedo ha avuto ultimamente almeno un familiare con questa malattia. I politici minimizzano e si dice che questa situazione si è determinata per un mancato intervento di prevenzione il passato ottobre. Perchè? Perché la politica era indaffarata ad affrontare lo scontro elettorale che poi ha portato a un vero cambiamento con la sconfitta degli eterni peronisti a favore di Macri, una specie di Berlusca. Che gentaglia!
Sono qualunquista?
Mi sono armato subito di spray e creme. Barricato in casa con aria condizionata a manetta. Porto sempre camicie a maniche lunghe. La zanzara colpisce la mattina presto, non c'è problema per me, ma dopo le 17...ahi ahi. Questa volta è una faccenda seria, ragazzi. Sono preoccupato!!
Sabato scorso sono stato con l'amico Jose Luis a vedere una partita di calcio tra la squadra degli architetti, di cui è allenatore, contro gli avvocati. Periferia di Posadas. Sei campi ben curati zeppi di giocatori e sei partite in corso. Una: infermieri contro bancari. Ovvio per chi tifavo, e non solo per i miei trascorsi professionali. Guardavo la partita ma anche nell'aria per vedere se c'era qualche zanzara svolazzante. Puzzavo di creme e spray. "L'aedes è urbana. Tranqui, Mauri." mi ripeteva Josè Luis.
Semm a post.
 
Aspettando maggio.
Quando tu, Maddalena, entrerai nella Pieve di Santarcangelo di Romagna, dalla splendida armonia architettonica e il tuo futuro si vestirà  di bianco. I tuoi desideri diverranno diamante in una parola: si. Due sillabe che contengono il tuo mondo e quello di Marco, che mi ha aiutato coi suoi libri a meglio definire importanti valori: il rispetto degli esseri umani, le ragioni degli altri, il sacrificio, il coraggio, la devozione.
Intraprenderete un cammino assieme. I fusi saranno molti. Trasvolate e atterraggi. Giù e su.
C'è un segreto svelato che può tingere un paesaggio, un oceano, una montagna.
È il presentimento di amore, dice il vostro libro. 
Voi siete splendenti.
Vivete il vostro amore senza mai rimpiangere il possibile.
Prigionieri e nel contempo totalmente liberi con i vostri corpi cellule menti sudori.
Ubriacatevi di amore.
Amatevi.
 
Per me pensare a voi, aspettando maggio, è oggi il senso della mia esistenza.
 
MC
 
Australia in pillole e premi
Sydney. Quartiere Newtown. Domenica mezzogiorno.
Una fila infinita di ristoranti, uno dopo l'altro. Incessante. Le chiamano Street Food. Questa è un'autostrada food!!
Sono con Tommaso, ventiduenne medese da un anno a Sydney. Lavora in una pizzeria neo vegana e studia inglese. 
 Ci sediamo in un ristorante sudamericano. Argomenti del nuovo emigrante. 
 E poi, come d'incanto e senza alcun preavviso, una canzone. Sì, proprio la mia hit, azzeccata in assoluto. Mi giro di scatto. Un signore attempato e dal sorriso accattivante, con apparecchiatura da karaoke professionale, canta.
 "He sabido que te amaba, cuando he visto que tardabas en llegar...". Ho capito che ti amo, anno 1964, Luigi Tenco. Sublime. 
 Come un invasato mi alzo di scatto e mi metto a cantarla in italiano davanti a lui, che mi guarda compiaciuto e in uno stacchetto dice: "Wonderful, you know this song". E io: " Eh no, bello, you know!".
 Mi accorgo che le emozioni da brividi mi riconducono sempre al mio passato e alla mia bella Italia. Tenco e Dalida, due destini comuni. Radici. Famiglia. Brianza. Amici. La Val de Mez. Il Circolo Socialista. La gentilezza di Suor Celestina. Fanin e Dolcini, i miei maestri. Don Renato e i tornei di pallavolo con il Colo Colo. Ul Balabi, ciminiera ambulante. La latteria della occhialuta Luciana. H2O, ti amo. I tredici anni da consigliere comunale a Cabiate quando intervenivo citando Freud e Anna Kuliscioff. Ero seduto accanto al PCI Fiorenzo Seveso e sindaco era quel galantuomo democristiano di Nando Nicolini. L'oratorio con il tesserino da bucare. Il ghiacciolo con la stella sul bastoncino e la corsa per prenderne un altro in regalo. La spuma arancio e marrone. La sezione del PSI sopra il mitico bar del Barone, che mi parlava dei suoi anni in un campo di lavoro in Germania. Il Marenghin, con il quale ho parlato, ovviamente di calcio, poco prima della sua recente scomparsa. Maddalena, ti amo. My God, il Roberto, mio allenatore nel CG Cabiate anni 68/71, con la sua vivida intelligenza e sorriso sarcastico. Piazza Umberto e l'orrenda tomba. Il Dionigi, che nel nuovo tempio degli incontri che ha sostituito la Chiesa, cioè un Centro Commerciale, mi ha detto di aver letto "Altrove" e solo 50 anni fa aggiustava la seicento multipla bianca e blu che odorava di zucchero, la prima auto che guidavo già a tredici anni quando riuscivo a rubare le chiavi a papà Carletto. Libero Vandi, ti voglio bene. Il Bardellotto, che mi prestava scala piccone cesoie, sapeva tutti i segreti della mia casa, mi mostrava il suo orto e mi trattava da figlio. 
Strano essere a Sydney, a Bondi Beach, dove nel pomeriggio ho visto centinaia di ragazzi che surfavano (voce del verbo surfare) le onde e pensare così intensamente alla mia terra. Mi capita spesso quando sono lontano. 10 ore avanti nel fuso orario. 
E questo girare il mondo mi mostra prepotentemente il mio vissuto. Indimenticabile. 
Anyway. È tenera la nostalgia. Lasciamola andare dolcemente. 
 
Ho preso appunti, non sul Moleskine, ma sul telefonino. In pillole cercherò di spiegare questa mia permanenza in Australia. Ho deciso di dare dei premi, insindacabili. 
Cominciamo.
Medaglia d'oro: a chi ha pensato di mettere le quattro rotelle snodabili alle valigie. Per un viaggiatore inde-fesso non per caso come me, mi correggo, è da podio. Non lo stesso riguardo al progettista della Central Station di Brisbane che non ha previsto un ascensore e mi ha fatto fare sollevamento pesi per 53 gradini.
Medaglia d'argento: all'inventore delle ciabatte infradito, popolari ovunque. A me non piacciono perchè mi tolgono la pellicina tra l'alluce e l'illice. Ma cribbio, direbbe Silvio, questo tipo ha visto giusto. Fa camminare mezzo mondo. Meriterebbe un'olgettina per una notte. Buon lavoro. 
Medaglia di bronzo: a WI FI, FB, Booking, Skype, One Word e vai col liscio. Ribaltato tutto in meglio. Sono ormai dipendente e avendo usato i gettoni aurei del telefono mi rendo conto dei benefici cambiamenti. 
Medaglia di legno, preziosa, alla fine è un quarto posto: all'haka di Francesco, ragazzo diversamente abile, a Mareeba. Ballo mahori, poi da me condiviso, in una domenica di pasta biscotti torte pane fatti a mano in una fattoria di italiani, raccogliendo fichi d'India nei campi e mangiando pizza da forno a legna curata dal sempreinmovimento Carlo.
Premio Umberto Eco alla memoria: in Australia cappuccino lo scrivono tutti con doppia P doppia C. Eruditi.
Premio Castità: a tutti i ragazzi orientali che, anche a due centimetri di distanza e guardandosi negli occhi, non si baciano mai in pubblico. Due ragazzi occidentali sulle scale mobili limonano e poi. "Daje, annamo". Romani de Roma.
Premio Sandro Pertini: all'Onesty Box. Chiosco incustodito nel Queensland dove ci sono banane a disposizione e chiunque può prenderle lasciando quel denaro che ritiene sia giusto. Mio frutto preferito: ovviamente prese con Giuseppe, al quale ho chiesto un suggerimento per l'equità del contributo. 
Coppa Gino Bartali: alla bicicletta Bianchi che ho utilizzato a Brisbane per due giorni. Senza cambio, leggera. Con la scritta Milano.
Premio Amleto, ancora da assegnare. Due finalisti: l'avocado è una frutta o una verdura? Gli spaghetti sono stati inventati dagli italiani o dai cinesi? That's the question.
Premio Sfiga uno: quando dovevo spostarmi di hotel a Sydney. La mattina esco e diluvia. Dopo 1 ora c'era un sole da 30 gradi.
Premio al Genio: a Marco Missiroli, mio futuro amato letterato genero, per avermi regalato prima della partenza una spina elettrica multipla che può essere regolata nel Paese in cui ti trovi. Genialata. Purtroppo Svizzera ( dedicata al Fetz).
Premio Sfiga due: sono stato punto da una vespa a Mareeba, nel giardino di Filippo. Ho dovuto prendere un farmaco antistaminico, mettere una pomata e per un giorno non ho potuto camminare. Ma con quello che è successo, un'inezia. 
Premio Strega o Campiello: a un senzatetto che incurante della gente che gli passava accanto, vicino alla stazione del metro di Town Hill a Sydney, scriveva a penna su un foglio, veloce e ispirato.
Finalista per il concorso Masterchef: al cuoco cinese che mi ha preparato in un anonimo ristobar del centro Sydney degli spaghetti alla bolognese. Erano talmente abbondanti che sono andato in cucina e gli ho chiesto quanti grammi erano: 180. Divorati tutti perché a debito di carboidrati.
Premio Internazionale Teo Mammucari alla antipatia, o in alternativa, Premio Hitler alla memoria: alla receptionist cinese del primo hotel di Hong Kong che mi ha fatto aspettare, anche se la camera era pronta, per due ore e mezza perchè il check-in era alle 14. Dacia Maraini, parlando della sua detenzione in un campo di concentramento giapponese, raccontava alla Versiliana che, anche da seduti, non potevano appoggiare mai la schiena. Era adolescente. Per gli ideali di suo padre, antifascista coerente. Ma il sottoscritto, spirito libero, è riuscito a combinargliene una che non posso raccontare, talmente surreale e perfida. Tiè.
 Premio Enrico Toti al coraggio: a me che, se mi sporgo da un secondo piano mi vengono le vertigini, (vero Gabriele quando mi chiedevi di provare a scalare con te?) per aver pagato 22 AUD, salito per 30 secondi sull'ascensore missile del Tower Eye e fotografato le mie linee oblique da lassù, 300 metri.
Miss Australia: al bianco e rosso contadino delle australiane, belle pastorizzate. In particolare però a una asiatica/occidentale che non passava inosservata alla cassa del supermercato Woolworths. Si dice che il prototipo di fisiognomica dell'anno tremila sia tendente all'asiatico. Ne sono convinto. 24 milioni di australiani, ma la presenza asiatica non la pensavo così massiccia.
Premio vomitoso, da petaloso (anche a me piace inventare le parole): alle lasagne mangiate a Brisbane. Pasta impalpabile. Brodaglia mista a carne. Sbobba.
Serie B: alla cucina italiana in Australia. Minoritaria. La fanno da padrone non i ristoranti classici ma ristobar giapponesi, cinesi, USA hamburger e l' Hungry Jack's australiano, contestato dai vegani, che suona come 'Quell'affamato di Giacomo'.
Frase storica: "Guagliò, fatti onore" pronunciata al porto di Napoli da un controllore della nave Aurelia e rivolta a Sergio Scaglietti che con la madre, più di 50 anni fa, lasciava Mantova e si imbarcava per raggiunge il padre a Wollongong, distretto siderurgico a 69 km. a sud di Sydney, dove faceva l'operaio in una acciaieria. Sergio si è laureato ingegnere studiando la sera. Gli ultimi 16 anni li ha passati lavorando alla manutenzione del Sydney Harbour Bridge che abbiamo visitato assieme. Giornata splendida. Gli occhi commossi di Sergio e la questione mai risolta del rapporto degli emigranti con l'Italia. Due nipotini che segue con tenerezza. Sergio, ti sei fatto onore. E hai fatto onore al nostro Paese. Oscar della ospitalità: alla famiglia di Filippo, Giuseppe e Lea, che mi hanno regalato il cappello del loro padre Duilio, che metterò nel mio scrigno esagonale.
 
Lavagna. Buoni e Cattivi.
Partiamo dal presupposto della inamovibilità di Fiorenzo Cattaneo, detto Sgau Florance Triangolo, fisso perpetuo nei cattivi dalla prima alla quinta elementare. Ad honorem.
Buoni: le paste danesi. Darling Harbour. Il numero 10. Il selfie con Tomomi, brutta giapponese incontrata all'aeroporto che mi ha dato la definitiva convinzione di capire se la giapponese difronte è bella o un cesso. Le costruzioni e le città di Calvino rese visibili dall'opera dell'uomo. Brisbane solo moderna, voto 6. Sydney varia e multietnica, voto 8 mezzo. Cairns: modesta, ma col Reef, 7/8. Puntualità e efficienza delle metropolitane, 9 e mezzo. Terra Madre esplosiva, in questo continente così wild e alle volte così debole. La Rain Forest a Kuranda. La piscina pubblica aperta sull'oceano a Cairns, idea da sviluppare in Italia. Il ferry old fashion che mi ha portato a Mainly per incontrare Amir Colombo, da quattordici anni in Australia. Felice di questa scelta e indaffarato nella sistemazione della propria casa con vista oceano.
Forme definite e da divenire dei grattacieli. Opera House, architettonicamente interessante. I semafori indicano il verde sempre con un suono.
 
Cattivi: Taipan e serpenti vari. I flyingfox, pipistrelli, che a migliaia si appendono durante il giorno sugli alberi del centro di Cairns. L'indicazione della ragazza provvista di GPS che mi ha indicato a ora tarda la strada, ma nella direzione opposta. Il complesso museale di Brisbane. Senza passato e senza futuro. Contemporaneo. Di tutto e di più. Senza una continuità logica. Un centro commerciale della cultura. E difronte il ponte deserto per pedoni e bike, monumento alla idiozia da segnalare al Gabibbo di Striscia la Notizia. 
Il pagare prima al ristorante e essere chiamati a squarciagola con il numero che ti porti sul tavolo con un'asta metallica. La destra liberale al potere. La rottura della catena della bici affittata a Mainly.
 
Premio al Vincitore del Festival canoro italo-australiano: Bocelli. Partecipazione straordinaria dei Beatles. Poca musica nelle strade o solo nelle cuffiette. 
Premio povertà: ai troppi mendicanti. 
Menzione gastronomica speciale: al commovente beef di Kuranda. Tenera Tenera Vacca, dovevi aver avuto un carattere d'oro e mansueto. Sono davvero cinico e ti ho gustato well done. Con l'approvazione di Gordon Ramsey.
Maglia nera: al rafano Wasabi. Salsina verdognola derivata da un tubero. Slurp.
 
Per finire in musica, come all'inizio, e dare logica al mio scritto.
Elio Gandolfi e Antonello Venditti.
Due canzoni: 
Elio: " Ah, la vita, più bello della vita non c'è niente e forse tanta gente non lo sa"
Antonello: "Che fantastica storia è la vita"
 
Io lo so che la vita è una storia davvero fantastica. 
 
Stay tuned.
 
Maurizio
 
This is the end, beautiful friend.
Così cantava Jim Morrison dei Doors accompagnando la sua morte suicida, le generazioni utopiche e quelle di poi. 
"Questa è la fine, magnifica amica". La sera e la fatal quiete di Foscolo. El Triunfo de la Muerte di Brueghel al Prado. Santo La Muerte a Corrientes. L'impattante mausoleo Taj Mahal per ricordare per sempre la principessa Mumtaz, che ho recentemente visitato a Agra. Il Gesù velato nella Cappella Sansevero a Napoli. La mia adorata Ilaria del Carretto nel Duomo di Lucca. Le vene del tuo polso, mamma Flora, che ho voluto tastare per sentire lo scorrere del sangue e il tuo battito per l'ultima volta, in quel gelido letto d'ospedale. La neve e il fumo saliva lento a Auschwitz. Desaparecidos sul Rio de la Plata. Mio nonno Giuseppino riverso sul letto della sua casa di Via Padulli in una tranquilla domenica pomeriggio. La nonna Lina si mutava in farfalla mentre quattro panini ci erano serviti ormai pietre e si conficcavano nelle nostre membra come lance acuminate.
Sublimiamo la morte nel rappresentarla. 
Verità vera nella sua assoluta certezza.
Imprevedibile nel quando.
Arrivo a Cairns in Australia di prima mattina con un cielo finalmente lucente dopo giorni grigi in Cina. 
Filippo, l'amico che è stato nella mia casa di Cabiate e emigrato in queste terre verso la fine degli anni sessanta per ricongiungersi con il resto della famiglia, incontrato a Joannhesbourg nel 2010, mi viene a prendere all'aeroporto e raggiungiamo Mareeba, cittadina di 7000 abitanti distante 55 km. dove ha abitato da immigrato.
Sono felice di vederlo, mentre alla Dogana dell'Aeroporto mi hanno fatto protagonista mio malgrado di una puntata di Security Airport, programma che si vede su Deejay TV.
Destra o sinistra. Mi tocca la sinistra, ovvio per me, e mi controllano anche il contenuto del tubetto del dentifricio in oltre 45 minuti di ispezione, con tanto di domande idiote, ribaltandomi tutto e controllando la valigia svuotata nello scanner per due volte. 
Sicuramente esagerati chiedendomi something sulla fotografia che Ajay mi ha regalato di quando era piccolo. Ah, certo, potevo far parte della rete internazionale della tratta degli schiavi, oltre che essere Capo della Cosca brianzola dei trafficanti di banane perchè ne avevo una con me.
La TV alle volte ti mette in avviso e il mio comportamento è stato ineccepibile. Per mia fortuna non mi hanno toccato le parti intime come quello sconcio poliziotto all'entrata del militaresco, e quindi per me down, Red Fort a Delhi.
Il tempo. Invisibile. Marchia i volti. La natura. È spietato. Non ha tatto. È onnipresente. Forse un dio, Crono, che divora i propri figli. Contato. Spezzettato. Certo. Implacabile. Etereo. Goes by so slowly in Ghost.
La casa di Filippo è a un piano. Come tutta Mareeba, senza una palazzina. Immersa nel verde. Sobria, curata. Non ha quella trascuratezza che squilibra gli ospiti. Giardino come quello dell'Anderloni vicino a casa, con quella terra faticosa lavorata per anni dai Bilciac. Nella provincia australiana il problema è il rapporto con la natura selvaggia. L'erba cresce a velocità spaventosa e copre tutto nel giro di una settimana e può nascondere i serpenti velenosi che sono sempre in agguato. Quindi guerra dichiarata e combattuta con portentosi tagliaerba con due maniglioni direzionali.
Mi riposo dai fusi e dalla notte insonne in aereo. 
Poi nel tardo pomeriggio il fratello Giuseppe viene a trovarci e vai con le birrette scaccia 36 gradi.
Il mio giro del mondo avendo come punti fermi solidarietà, Shelter, amici, progetti umanitari, il capire e pochi giorni da turista per caso, può portare a delle sorprese che avviano processi introspettivi.
La mattina seguente, dopo aver visto i primi canguri che se ne stanno sempre tranquilli ai margini del campo da golf, andiamo a trovare papà Duilio, colui che è emigrato e poi ha fatto trasferire tutta la famiglia. Vulcanico, 91 anni il prossimo martedì 23 febbraio, nato a Castelnuovo, frazione di Avezzano, in provincia dell'Aquila. Da due anni vedovo, ha lavorato duro in queste terre. Tagliato canne da zucchero e raccolto tabacco. Aggiustato strade e ferrovie. Ha lavorato in Francia negli anni cinquanta prima di prendere come definitiva destinazione l'Australia, terra amica. 
Lo incontro mentre sta bagnando i fiori. Gli avevano parlato del mio arrivo e si mostra contento nel vedermi. Mi mostra l'orto. Ho fatto a botte i primi anni per riaffermare il mio essere italiano, quando gli inglesi mi sbeffeggiavano. Una gallina se l'è inghiottita un serpente che è nascosto giù in fondo. Ma prima o poi lo faccio secco. Zucche giganti. 
Porta un cappello da Crocodile Dundee. Ha occhi chiari e una energia travolgente. Vado ancora in bicicletta e gli chiedo Me la puoi prestare in questi giorni e lui of course, c'è anche il casco! Obbligatorio. Sale sull'altalena e si fa dondolare dicendo che l'ha fatta per sè, non per i bisnipoti. Lo guardo esterrefatto mentre si diverte in un veloce up and down.
Sei una roccia, Duilio, martedì so che compi gli anni. Parto il giorno dopo per Brisbane così ci facciamo una bella cantata davanti a un buon Montepulciano docg.
Entriamo nella sua casa, dove vive con la figlia single Lea, che ho accompagnato allo Juventus Stadium il passato agosto. In un battibaleno ci prepara un buon caffè, accompagnato da rustici biscotti. Domenica vengo a giocare a briscola con te all'International Club dove si riunisce la comunità italiana. Ma guarda che io voglio vincere e lui Ma davvero vieni? Certo. È incredulo. I suoi figli Filippo e Giuseppe non ci vanno mai. Mi parla della moglie, grande personalità, interista che guardava tutte le partite dei nerazzurri. Scherza sulle mie paure per serpenti, ragni e topi. 
"Con un camioncino sono passato sopra un pitone e non è morto, ho fatto solo un sobbalzo. Così sono sceso e con uno stick l'ho tagliato in due. Sono pensionato a 800 dollari australiani ogni due settimane. Non uso il cartoncello, vado a prendere me i contanti ( l'io qui è me per tutti)". Cacciatore da sempre di cinghiali, uccisi col coltello, pochi col fucile, ne ha appeso dentature e foto in varie parti della casa. Mi presta la bicicletta, ben pompata. 
"Ci vediamo" lo saluto mentre parto pedalando già sudato dopo 50 metri per il caldo sub equatoriale, dietro l'auto di Filippo che mi fa strada. "Domani vengo a trovarti. Ma non voglio incontrare il mangiagalline nel giardino. Fallo fuori prima". Sorride.
La bellezza della consapevole quotidianità. 
Ma sempre in bilico.
Passo la serata gustandomi dei buonissimi gnocchi alla ricotta e basilico che Anne, moglie di Filippo e insegnante alle elementari, ha fatto con le sue mani nel pomeriggio. 0tto e mezzo.
La mattina seguente facciamo un giro per Mareeba. Chiedo a Filippo di andare a visitare il cimitero dove è sepolta la madre. Si entra in macchina. È ampio e suddiviso tra tombe italiane da una parte e semplici lapidi inglesi dall'altra. Alcuni colombari, brutti come quelli di Cabiate, ma meno impattanti. Entriamo poi in un ben attrezzato Centro Sanitario per ritirare alcune ricette mediche.
Torniamo a casa.
Mangiamo un panino con prosciutto crudo e formaggio.
"Ah, Filippo, nel pomeriggio vado a fare un giro in bicicletta. Prima passo dal negozio di Lea e mi faccio dare una spuntatina ai capelli. Poi passo da tuo padre,.
Mi faccio le classiche cinque partitine a Candy Crush.
Suona il telefono. Agitazione.
The end. I'll never look into your eyes, again.
Ambulanza, poliziotti.
Zio Mario davanti alla casa del fratello piange sommessamente. Composto. 
Duilio è coperto da un telo. Chiedo di vedere il volto.
Arrivano tutti i famigliari.
Viene portato via dalle pompe funebri e diversamente da noi messo in una camera mortuaria lontano da casa dove sarà possibile vederlo solo per un'ora in un prossimo giorno stabilito.
Sono disorientato. Incredulo.
Il funerale è celebrato dopo sei giorni nella chiesa cattolica di Mareeba. Tutta la comunità italiana presente. Dodici ventilatori sul soffitto della Chiesa cattolica mitigano un caldo insopportabile. Orribili raffigurazione della Via Crucis alle pareti.
Funzione breve. Sacerdote indiano e scalzo. Le nipoti salgono sull'altare e leggono passo del Vangelo. Una parente ricorda le simpatiche pazzie di Duili nel l'elogio funebre.
L'ultimo addio al cimitero è con la commovente canzone di Bocelli "Con te partirò", dopo un'altra breve funzione con sedie, bersò e acqua.
Tristezza composta. 
Poi si ricorda Duilio a casa di Giuseppe, con un pranzo pieno di Italia, con i parenti e amici stretti.
Ho condiviso da amico di Filippo e Giuseppe un importante passaggio della loro vita.
Guardo le nuvole che corrono veloci. 
Si rincorrono annunciando una tormenta che non arriva.
Ma un'altra splendida canzone dei Queen voglio ricordare:
The show must go on. Inside my heart is breaking.
Lo spettacolo deve continuare. Dentro mi si spezza il cuore.
Ciao, Duilio.
 
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